Aletheya
Change to Reborn
Ogni debutto suscita una doppia curiosità: capire che cosa abbia da dire una nuova band e, soprattutto, se a una buona preparazione corrisponda già una personalità riconoscibile.
Con Change to Reborn, gli Aletheya si presentano con un lavoro solido e tecnicamente curato, senza però riuscire sempre a trasformare le proprie qualità in qualcosa di davvero distintivo.È un esordio che merita attenzione, ma va ascoltato senza facili entusiasmi.Il problema principale non riguarda la qualità dell’esecuzione, difficilmente contestabile, bensì la sensazione di déjà-vu che accompagna buona parte dell’ascolto. Change to Reborn è costruito con competenza, sostenuto da una produzione adeguata e arricchito da diversi passaggi efficaci; raramente, tuttavia, riesce a sorprendere o a proporre qualcosa che non sia già familiare a chi segue con attenzione la scena. Non è una colpa capitale, soprattutto per un debutto, ma resta un limite significativo nel giudizio complessivo.
In questo contesto è doveroso chiamare in causa David Folchitto, che dietro le pelli si conferma una vera macchina da guerra. Potenza, precisione, velocità e controllo definiscono una prestazione che non ha bisogno di presentazioni: Folchitto spinge, sostiene e accompagna i brani con la sicurezza che ormai rappresenta uno dei suoi marchi di fabbrica. In diversi momenti è proprio la batteria a conferire maggiore tensione e peso a una scrittura che avrebbe forse bisogno di osare di più.Il punto è proprio questo: quando il livello tecnico è così elevato, ci si aspetta che anche la scrittura esprima la stessa personalità. In Change to Reborn non accade sempre. Gli Aletheya sanno suonare e costruire i propri brani, ma tra il saper fare e il lasciare un’impronta riconoscibile esiste una differenza sostanziale.
Gli episodi più convincenti sono quelli in cui la band lascia emergere maggiore aggressività e una dinamica più personale. Altrove, invece, la formula appare ancora troppo legata a coordinate già note.
Ed è un peccato, perché il materiale umano per compiere un passo ulteriore c’è. Il disco non suona acerbo sul piano tecnico; al contrario, è proprio la sicurezza dell’esecuzione a suggerire che gli Aletheya potrebbero permettersi di rischiare di più. Per il prossimo capitolo, la strada potrebbe essere questa:
- affidarsi meno a ciò che nel genere funziona già;
- cercare con maggiore coraggio soluzioni personali;
- trasformare la preparazione tecnica in un’identità più riconoscibile.
- In definitiva, Change to Reborn è un debutto dignitoso e ben suonato, ma non ancora il disco capace di imporre gli Aletheya grazie a un’identità precisa. Non lo si può bocciare, perché qualità e potenzialità sono evidenti; allo stesso tempo, sarebbe scorretto esaltarlo oltre i suoi effettivi meriti.La sensazione è quella di una band che possiede già gli strumenti per fare bene e che ora deve trovare il coraggio di usarli per esprimere qualcosa di autenticamente proprio. Se riuscirà a compiere questo passo, il futuro potrebbe rivelarsi decisamente più interessante del presente.
Il principale limite di Change to Reborn, a mio avviso, è la difficoltà nel sorprendere. La preparazione tecnica degli Aletheya è fuori discussione, così come l’accurato lavoro sugli arrangiamenti e sull’esecuzione. Al termine dell’ascolto, tuttavia, resta la sensazione di trovarsi davanti a qualcosa di già sentito.Non è necessariamente un difetto imperdonabile, soprattutto per una band al debutto, ma impedisce al disco di compiere il salto di qualità necessario per distinguersi davvero tra le numerose proposte del genere.
Proprio questa solidità esecutiva mette ancora più in evidenza il problema di fondo: quando l’interpretazione è così convincente, ci si aspetta che anche la scrittura lasci un segno altrettanto netto. In Change to Reborn non accade sempre. Non mancano buone idee, momenti riusciti e una band evidentemente preparata; manca ancora, però, quella personalità che permetta di riconoscere gli Aletheya fin dai primi secondi di ascolto.Il disco, dunque, non va bocciato: sarebbe ingeneroso nei confronti di una formazione che dimostra competenza e potenzialità. Sarebbe però altrettanto sbagliato lasciarsi conquistare esclusivamente dalla qualità dell’esecuzione.
Change to Reborn è un debutto dignitoso e tecnicamente valido, ma per compiere un autentico salto di qualità gli Aletheya dovranno:
- osare di più;
- allontanarsi dagli schemi consolidati;
- trovare una voce realmente personale.
È soprattutto da questo passaggio che potrà nascere la vera evoluzione della band.
Stefano Bonelli





