Elektradrive

Live! 40th Anniversary

Esordiente nel 1986 con l’album ‘Over the Space’, la storica band ha solo quattro full-lenght all’attivo eppure essa non può mai essere dimenticata quale band fondativa del metal italico e ogni metallaro sessantaduenne come me ricorderà bene le due raccolte storiche del metal nostrano ‘Heavy Metal Eruption’ (1983)
e ‘Metallo Italia’ (1985) in cui ci fu la loro partecipazione rispettivamente coi brani ‘The Lord of the Rings’ e ‘Winner’, già segni oggettivi della loro verve ispirata. Qui le registrazioni sono quelle ottenute nel biennio 2023/2024 e con la maturità la spinta propulsiva delle canzoni non appare né ridimensionata né attutita, si percepisce tutta l’energia del rockettaro ideale. Certo anche la scelta della scaletta è più o meno da considerarsi azzeccata per l’ottenimento di tale tensione emotiva.

‘SECRET OF THE HOLY GRAVE è brano di classico heavy metal da arrembaggio, corposo e roboante, un ottimo pezzo per iniziare il disco dal vivo grazie all’adrenalina che produce. Ma proprio la già citata ‘LORDS OF THE RING’, cavalcata epica, racconta l’essenza dura della band, diventando una delle cose più impattanti di questa scaletta, in maniera heavy come facevano i gruppi hard provenienti dai settanta tipo Deep Purple; Rainbow; Uriah Heep e Whitesnake, mentre, per venire ai gruppi temporalmente successivi, gli Elektradrive appaiono qui e in altre tracce simili ad Axel Rudi Pell o ai Royal Hunt. ‘THE RIOT OF THE YOUNG GUNS’ entra nella tradizione AoR scintillante vissuta con appeal e rotondità felice, dove non viene meno personalità e competenza degli Elektradrive, più originali di tante realtà AoR un po’ stucchevoli, e va detto che tale song non risulta mai troppo catchy.

Riguardo ai rallentamenti ‘LUCILLE’ è il miglior brano morbido presente, ma non strettamente AoR, semplicemente una ballata hard, tipica del genere ma non mielosa; a differenza invece di ‘Still remember’ vera e propria soft-song troppo canonica, come composizione in sé poco significativa ma che in concerto ci sta bene per un momento atmosferico da pathos malinconico. Di quest’ultima infatti è meglio ‘PAIN’, un po’ sottotono nella qualità esecutiva vocale ma comunque funzionante e di classe come scrittura. ‘TIME MACHINE’ invece rappresenta la zona in cui il gruppo sa benissimo equilibrare l’orecchiabilità con la rude sporcizia. ‘FLY HIGH (HERO)’ è invece il lato rock più commerciale, la cui corposità avvolgente scorre luminosa in pienezza di feeling accattivante; è insomma la caratteristica dove il senso americano è una delle essenze che ben mette in luce tale tratto della loro musica.

A farsi più suadente ci pensa ‘SNAKE’ dove il rock in qualche modo sfiora il soul (e il jazz nelle tastiere), e poi ‘BIG CITY’ che facendosi infiltrare dal rythm’n’blues, pur essendo uno dei momenti meno metal, si tonifica in uno dei più dinamici e frizzanti, nell’alveo di un street-glam pieno di saltellante euforia.  Stessa vigoria in ‘St. VALENTINE’S DAY’ che rimane tra le idee più trascinanti nel panorama compositivo della loro carriera, un hard rock diretto e deciso con l’accentazione rock’n’roll alla Foghat. Tutti gli esempi citati descrivono una variabilità caratteriale che prende atto di come sia presente una grande ampiezza stilistica nelle corde multi-sfaccettate di questo combo, riuscendo però ad avere una cifra espressiva unitaria.

Gli assoli sono intriganti, ce ne sono di fantastici. L’ugola calda è attorniata da coretti irresistibili.  Questo combo è la storia stessa del rock duro italiano che negli anni ottanta ha creato tanti rivoli differenti della cultura metallica tricolore. Gli Elektradrive rappresentano la raffinatezza e pur non mancando di sonorità NWOBHM, o tonici distorsioni rocciose, per la maggior parte hanno dato scosse di Classic Metal o vibrazioni più orecchiabili di tipo AoR, senza però perdere mai la classe. In questo album c’è forza e si percepisce passione, in realtà scegliendo meno AoR in favore di una certa spinta hard. Una raccolta di qualità che racchiude bene lo spirito della band, e così piena di sapore da renderla appetibile per chi ama realmente il rock fatto come si deve, sia per tecnica che per espressività.

Non è un sound lontano da quello che oggi canterebbero Ronnie Romero dei Lords of Black o Jon Lorde dei Masterplan. Questa testimonianza musicale conferma che tali specifici musicisti hanno creato, all’interno di un contesto sonoro ed estetico ben codificato, un valore artistico senza cedimenti e con cognizione di causa, in un concezione artistica che poteva benissimo fare successo alla pari di chiunque. Come dice Gianni della Cioppa nel suo libro “Italian Metal Legion” gli Elektradrive sono “grandi costruttori di melodie” eppure non mancano di elettricità e di arrangiamenti potenti, parlarne solo come ispirati dalla sola americanità è riduttivo, l’afflato metal inglese è altrettanto evidente e la visione culturale della musica che suonano è completa.

Roberto Sky Latini

TRACKLIST:

CD1

Take Off
Secret Of The Holy Grave
Lord Of The Rings
The Riot Of The Young Guns
Brainstorm
Dirty War Of Bloody Angels
Lucille
Time Machine
Still Remember

CD2 

Evil Empire
Prelude To A Hero
Fly High (Hero)
Snake 92
Big City
Pain
Magic Lamp
St. Valentine’s Day
A Man That Got No Heart
Back On The Road
Escape From The Rock

LINEUP:

Elio Maugeri – vocals
Simone Falovo – guitar
Eugenio Massanero – keyboards
Stefano Turolla -bass
Alex Jorio – drums