Xavi Reija
Electric Quintet Nu Breed
Con Nu Breed, pubblicato da MoonJune Records, Xavi Reija Electric Quintet riporta al centro dell’ascolto una stagione sonora che sembrava appartenere soprattutto alla memoria: quella della fusion intesa come spazio vivo, aperto, ancora capace di rinnovarsi.
Il batterista e compositore catalano Xavi Reija firma un lavoro strumentale di grande compattezza, costruito su otto brani nei quali il linguaggio del jazz elettrico dialoga con il progressive, il jazz-rock e una scrittura sempre attenta all’equilibrio tra forma e libertà. La durata contenuta, poco più di quaranta minuti, diventa un punto di forza: nessuna dispersione, nessun compiacimento, ma una successione di episodi in cui fraseggi, assoli e dinamiche collettive trovano una misura precisa e convincente.
Il riferimento ideale può correre ai primi Yellowjackets e ai Weather Report, ma Nu Breed evita l’effetto nostalgia e si muove piuttosto dentro una contemporaneità elettrica, nervosa, raffinata. La produzione valorizza il respiro del quintetto e restituisce con chiarezza il lavoro dei singoli musicisti: la batteria di Reija guida senza invadere, la chitarra elettrica di Dušan Jevtović introduce tensioni rock e progressive, il Fender Rhodes e il Mini Moog di Tomàs Fosch ampliano la tavolozza timbrica, mentre il sax di Rafael Garcés e il basso di Bernat Hernández consolidano una trama sonora solida e mobile.
Nato nel 1972 e formatosi anche al Berklee College of Music di Boston, Reija porta in questo album un bagaglio tecnico e culturale che non si traduce mai in virtuosismo sterile, ma in energia, controllo e visione. Nu Breed appare così come una tappa significativa nella sua carriera: un disco elegante e appassionato, capace di restituire dignità e attualità a un genere spesso relegato ai suoi fasti passati. Più che una semplice prova di bravura, è una dichiarazione d’intenti: il jazz elettrico, quando possiede idee, personalità e musicisti all’altezza, può ancora parlare con voce nuova e necessaria.
Stefano Bonelli




