Mario Evangelista
Da Capo
Mario Evangelista ha pubblicato il suo primo album da solista, intitolato “Da Capo”. Il disco raccoglie otto brani inediti composti principalmente per chitarra acustica e rappresenta una riscoperta
della delicatezza, oltre che un ritorno a una dimensione più intima dopo l’attività nelle band Pitchtorch e The Gutbuckets. La musica è caratterizzata da contaminazioni stilistiche che spaziano dalla tradizione corsa a quella africana, mediterranea e irlandese, fino ad arrivare al blues.Da Capo è da considerarsi come una sorta di nuovo inizio. Pur trattandosi di un debutto solista, Mario Evangelista dimostra di essere un musicista navigato, con alle spalle diverse esperienze nelle band già citate.
È un disco che non mette addosso patemi d’animo: al contrario, è un lavoro tranquillo, capace di trasmettere benessere anche dopo l’ascolto. Trattandosi di un’autoproduzione, va apprezzata ancora di più la cura del risultato finale, con una chitarra sempre molto presente e dotata di un fascino quasi magnetico. Il mood del disco passa anche attraverso atmosfere crepuscolari, come accade in Pitchtorch (reprise), dove Mario utilizza il bottleneck per ottenere un effetto slide davvero suggestivo.
Il suono della chitarra richiama paesaggi desertici americani al tramonto, evocando immagini cinematografiche. È forse anche il brano più teso dell’album.L’acqua cheta, invece, è uno di quei brani rilassanti che fanno immaginare una quiete in riva a un lago. La produzione appare ottima, con un suono di chitarra pieno ma equilibrato. Forse si sarebbe potuto fare qualcosa di più per la copertina, piuttosto spartana, ma nel complesso Da Capo resta un disco godibile, mai noioso, e capace di regalare ascolti sempre piacevoli.
Stefano Bonelli





