Evanescence
Sanctuary
Ci sono settimane in cui escono troppi dischi per fermarsi a girarci intorno, questa è una di quelle.L’ultimo disco degli Evanescence “Sanctuary” è uno di quegli album che richiedono di essere affrontati subito, senza troppe premesse.
Per molti, gli Evanescence non hanno bisogno di presentazioni,ma “Sanctuary” mi ha dato la sensazione di essere un album da punto d’ingresso.Mi spiego meglio,questo è un lavoro che non si preoccupa di spiegarti il passato, ma ti costringe a fare i conti con il presente.Il suono è quello di una band che ha smesso da tempo di inseguire la propria eredità,un alternative metal, sì, ma spinto in avanti da una produzione moderna che intreccia elettronica e chitarre con una sicurezza quasi spavalda.
I riff sono pesanti, i ritornelli immediati, e l’impatto complessivo è quello giusto…diretto, fisico, costruito per farti sentire dentro la musica più che semplicemente ascoltarla.Al centro resta Amy Lee ed è impossibile ignorarlo, la sua performance è il vero collante del disco,controllata quando serve, feroce quando deve esserlo.Brani come “Who Will You Follow”, “Self Destruct”, “Forever Without You” e “How Do I Heal” mostrano una voce capace di adattarsi a ogni variazione emotiva senza mai perdere identità, non è più solo teatralità, è presenza!
La produzione gioca un ruolo fondamentale, l’equilibrio tra elementi rock, metal ed elettronici non è decorativo, ma strutturale,ogni traccia ha un peso preciso, ogni suono è lì per una ragione.Il risultato è un album che suona contemporaneo senza sembrare costruito a tavolino.Eppure, proprio quando tutto sembra funzionare, emerge il limite più evidente del disco,la scrittura.Non è un problema di qualità immediata perchè i pezzi scorrono, funzionano, restano ma di profondità.
I testi spesso sfiorano temi importanti senza affondare davvero il colpo, risultando a tratti generici, quasi trattenuti, una mancanza che si sente soprattutto nei momenti in cui la musica e la voce promettono qualcosa di più incisivo.Questo contrasto rende “Sanctuary” un album curioso.Da un lato, è il lavoro di una band che continua a evolversi, rifiutando la nostalgia e spingendosi verso territori più attuali,dall’altro, è un disco che, proprio quando potrebbe essere definitivo, sceglie di restare leggermente indietro sul piano narrativo.
Tematicamente, però, la direzione è molto chiara,un lavoro che va alla ricerca di verità in un contesto saturo di rumore, profondamente radicato nel presente,non offre soluzioni facili, ma insiste sull’idea che guardare in faccia il caos sia l’unico modo per attraversarlo.La struttura del disco ha una prima metà più aggressiva e immediata, seguita da una seconda parte più aperta ed emotiva, non tutti i momenti lenti colpiscono allo stesso modo, ma l’intenzione è evidente e, nel complesso, funziona.
Questo nuovo disco degli Evanescence non è un album perfetto, ma è un album vivo e, soprattutto, è un disco che suona come una band che non ha alcuna intenzione di diventare una caricatura di sé stessa.
Se questo è il punto in cui si trovano oggi gli Evanescence, allora vale la pena guardare sia avanti che indietro.
Lubranomic





