Parallel Minds
Cairn
I francesi Parallel Minds arrivano al quarto album con “Cairn”, lavoro ambizioso che unisce progressive metal, power e thrash in una struttura concettuale molto ampia, costruita attorno all’idea del “cairn”
, il cumulo di pietre lasciato dai viaggiatori come segno di passaggio e orientamento. Un simbolo che la band utilizza per parlare di sofferenza collettiva, memoria, resilienza e identità culturale.Musicalmente il disco funziona soprattutto per la sua capacità di muoversi tra registri differenti senza perdere coerenza. L’influenza dei Symphony X è evidente in diversi momenti, specialmente nel taglio power-progressive di “Sufero” e “Sekigahara”, due dei brani più convincenti dell’album. Riff taglienti, ritmiche serrate, chorus epici e un approccio tecnico molto solido definiscono buona parte del lavoro della band francese. Anche i richiami ai Blind Guardian emergono chiaramente nelle aperture corali e nella costruzione narrativa di alcuni pezzi.
Il disco però non si limita a riproporre formule già note. “Cairn” prova continuamente ad ampliare il proprio linguaggio attraverso contaminazioni culturali e arrangiamenti particolari. “Orishas”, ad esempio, incorpora elementi tribali e spirituali grazie alla collaborazione con membri degli Arka’n Asrafokor, mentre “Bhopal” e “Trail Of Tears” lavorano su atmosfere più evocative e cinematografiche. L’album dà spesso l’impressione di voler trasformare ogni traccia in un piccolo racconto autonomo, legato a un luogo, un evento storico o una dimensione culturale precisa.
La produzione è pulita e moderna, con una forte attenzione alla stratificazione sonora. Le chitarre rimangono costantemente al centro della scena, sostenute da una sezione ritmica precisa e dinamica. Anche nei momenti più complessi il disco mantiene una buona fluidità, evitando in gran parte il rischio di diventare eccessivamente dispersivo, problema che spesso accompagna lavori così ricchi di idee.
“Sekigahara” è probabilmente uno dei vertici dell’album: veloce, epica e costruita con un forte senso cinematografico, riesce a condensare perfettamente la natura del progetto. “Fear Is The Pandemic” spinge invece maggiormente sul lato thrash, con un approccio più aggressivo e diretto che ricorda in parte i Testament.
L’aspetto più interessante di “Cairn” resta comunque la sua capacità di alternare forza e atmosfera. Pur essendo un disco tecnico e molto elaborato, non perde quasi mai il lato emotivo, cercando continuamente un equilibrio tra complessità compositiva e impatto melodico. Alcune sezioni possono risultare dense e richiedere più ascolti per essere assimilate completamente, ma nel complesso il lavoro mostra una band consapevole delle proprie capacità e molto attenta alla costruzione di un’identità precisa.
“Cairn” è un album lungo, articolato e pieno di dettagli, pensato chiaramente per un ascolto immersivo più che immediato. Per gli amanti del power/progressive metal moderno rappresenta sicuramente una proposta interessante, soprattutto per chi apprezza lavori narrativi, tecnicamente curati e ricchi di sfumature. Un disco che conferma i Parallel Minds come realtà da seguire con attenzione nella scena europea contemporanea.





