Billy Cobham

Vicenza jazz Lunedì 18 Maggio 2026
Articolo e foto a cura di Anna Cimenti

Il concerto di Billy Cobham del 18 maggio 2026 al Teatro Comunale di Vicenza, all’interno del Vicenza Jazz Festival, è stato molto più di un semplice live di jazz fusion. È stata un’esperienza immersiva, un viaggio dentro sessant’anni di musica, tecnica, ricerca ritmica ed energia pura.

La prima italiana del nuovo tour di Cobham ha richiamato una sala gremita di ascoltatori, appassionati storici e musicisti accorsi per assistere a quello che, ancora oggi, è considerato uno dei più grandi batteristi viventi. E bastano pochi minuti per capire il perché.

L’impatto iniziale è quasi cinematografico. Il gruppo sale sul palco con sicurezza e naturalezza, mentre Billy Cobham entra lentamente aiutandosi con un bastone. L’età si percepisce nel passo, nei movimenti misurati, nell’attenzione necessaria per raggiungere il suo immenso drum set. Ma appena prende posto dietro la batteria avviene una trasformazione impressionante. L’uomo che fino a pochi secondi prima appariva fragile si trasfigura completamente. Le bacchette diventano un’estensione naturale del corpo e Cobham si trasforma in una macchina ritmica potentissima, precisa, creativa, quasi sovrumana. Gli 82 anni scompaiono all’istante.

La partenza del concerto è esplosiva. Nessuna introduzione lenta, nessun riscaldamento graduale: il quintetto attacca immediatamente con un brano veloce e complesso che travolge il pubblico in un turbine di energia. Le anime degli ascoltatori vengono letteralmente smosse da una massa sonora compatta ma lucidissima, costruita su poliritmie serrate, cambi di tempo improvvisi e una precisione esecutiva impressionante. Si percepisce subito l’altissimo livello del gruppo e soprattutto l’interplay immediato tra i musicisti. Basta uno sguardo per cambiare direzione melodica, modificare il mood o l’intensità del pezzo. Non c’è alcuna rigidità: tutto sembra respirare organicamente.

I primi tre brani vengono eseguiti senza interruzione, come un’unica suite fusion ad altissima tensione. È Billy Cobham stesso ad annunciare che questi pezzi rappresentano un viaggio attraverso i suoi sessant’anni di carriera. Il primo è tratto da *Powerplay* del 1986, mentre il secondo, “Times of My Life”, arriva dal nuovo album *Time Machine*, pubblicato appena un mese fa. La continuità tra passato e presente appare evidente: Cobham non vive di nostalgia, ma continua a guardare avanti mantenendo intatta la propria identità musicale.

Il concerto prosegue con “Total Eclipse”, tratto dall’omonimo disco del 1974, seguito da due classici amatissimi come “Red Baron” e “Panhandler”. Ogni composizione diventa terreno fertile per improvvisazioni, aperture ritmiche e dialoghi strumentali. Eppure, nonostante la complessità tecnica, la musica non perde mai forza emotiva. È proprio questa la grandezza di Cobham: riuscire a rendere fisica e coinvolgente una musica spesso considerata cerebrale.

Dopo circa un’ora arriva uno dei momenti più attesi della serata: un lungo assolo di batteria di quasi cinque minuti. In molti concerti fusion il solo di batteria rischia di trasformarsi in una dimostrazione autoreferenziale di tecnica. Con Cobham accade l’esatto contrario. Il suo assolo è costruito come un racconto ritmico, fatto di tensioni, accelerazioni, improvvisi silenzi e ripartenze devastanti.

Ogni colpo ha un senso preciso. L’impressione è quella di assistere a una conversazione tra corpo e strumento. La sua gigantesca batteria — con doppia cassa e una decina di tom di diverse dimensioni — diventa un’orchestra percussiva capace di produrre una varietà sonora incredibile.Ed è forse proprio il suono uno degli aspetti più impressionanti della serata. Cobham riesce a creare una tavolozza timbrica enorme: colpi profondi, rullate secche, aperture dinamiche violentissime alternate a passaggi quasi sospesi. La sua provenienza caraibica e l’immersione nella New York del jazz-rock di fine anni Sessanta emergono continuamente nel suo stile, fondendo groove, potenza funk e complessità jazzistica in una sintesi personale ancora oggi inimitabile.

I primi tre brani vengono eseguiti senza interruzione, come un’unica suite fusion ad altissima tensione. È Billy Cobham stesso ad annunciare che questi pezzi rappresentano un viaggio attraverso i suoi sessant’anni di carriera. Il primo è tratto da *Powerplay* del 1986, mentre il secondo, “Times of My Life”, arriva dal nuovo album *Time Machine*, pubblicato appena un mese fa. La continuità tra passato e presente appare evidente: Cobham non vive di nostalgia, ma continua a guardare avanti mantenendo intatta la propria identità musicale.

Il concerto prosegue con “Total Eclipse”, tratto dall’omonimo disco del 1974, seguito da due classici amatissimi come “Red Baron” e “Panhandler”. Ogni composizione diventa terreno fertile per improvvisazioni, aperture ritmiche e dialoghi strumentali. Eppure, nonostante la complessità tecnica, la musica non perde mai forza emotiva. È proprio questa la grandezza di Cobham: riuscire a rendere fisica e coinvolgente una musica spesso considerata cerebrale.

Dopo circa un’ora arriva uno dei momenti più attesi della serata: un lungo assolo di batteria di quasi cinque minuti. In molti concerti fusion il solo di batteria rischia di trasformarsi in una dimostrazione autoreferenziale di tecnica. Con Cobham accade l’esatto contrario. Il suo assolo è costruito come un racconto ritmico, fatto di tensioni, accelerazioni, improvvisi silenzi e ripartenze devastanti.

Ogni colpo ha un senso preciso. L’impressione è quella di assistere a una conversazione tra corpo e strumento. La sua gigantesca batteria — con doppia cassa e una decina di tom di diverse dimensioni — diventa un’orchestra percussiva capace di produrre una varietà sonora incredibile.Ed è forse proprio il suono uno degli aspetti più impressionanti della serata. Cobham riesce a creare una tavolozza timbrica enorme: colpi profondi, rullate secche, aperture dinamiche violentissime alternate a passaggi quasi sospesi. La sua provenienza caraibica e l’immersione nella New York del jazz-rock di fine anni Sessanta emergono continuamente nel suo stile, fondendo groove, potenza funk e complessità jazzistica in una sintesi personale ancora oggi inimitabile.

Non a caso Billy Cobham è considerato una figura storica della musica fusion. Per molti versi ne è addirittura il padre fondatore. Dalla collaborazione con George Benson fino agli anni rivoluzionari accanto a Miles Davis,già nelle ultime sessioni di Bitches Brew” e nella colonna sonora di “A Tribute to Jack Johnson”,Cobham ha contribuito a cambiare radicalmente il ruolo della batteria nella musica moderna. L’esperienza con la Mahavishnu Orchestra di John McLaughlin lo ha poi consacrato definitivamente come uno dei musicisti più innovativi della sua generazione. Album come Spectrum” e “Crosswinds” restano ancora oggi pietre miliari assolute della jazz fusion.

Tutto questo patrimonio musicale emerge sul palco di Vicenza non come esercizio celebrativo, ma come materia viva. Cobham stesso lo sottolinea durante una pausa parlando con il pubblico con grande semplicità: “Sono stato fortunato perché ho fatto esperienze importanti e ora voglio celebrare la migliore musica che ho suonato con i migliori musicisti del pianeta”. Una frase pronunciata senza retorica, quasi con gratitudine sincera.

E infatti il gruppo che lo accompagna è straordinario. Victor Cisterna Soto al basso elettrico rappresenta la colonna portante dell’intero ensemble. Solido, precisissimo, sempre presente, sostiene il gruppo come una roccia. Il suo timing è impressionante: sembra davvero un metronomo vivente. Ma oltre alla funzione ritmica, il bassista regala diversi assoli caldi e potenti, ricchi di groove e musicalità.

Rocco Zifarelli alla chitarra colpisce invece per l’eleganza rilassata del suo fraseggio. Non ha bisogno di ostentare virtuosismo: ogni intervento appare naturale, fluido, tecnicamente impeccabile. È sempre in ascolto degli altri musicisti e contribuisce costantemente all’equilibrio collettivo della band.

Bjorn Arko è una presenza scenica fortissima. Passa dal sax tenore al soprano fino al sax elettronico con grande disinvoltura, mantenendo sempre un suono pulito, energico e consapevole. I suoi interventi portano tensione, lirismo e spinta dinamica al concerto. È uno di quei musicisti capaci di trascinare il pubblico senza mai perdere controllo o precisione.

Gary Husband alle tastiere ha probabilmente il ruolo più delicato della band. Deve gestire timbriche, atmosfere, sfumature e continui cambi di suono. Lo fa con una preparazione impressionante. Le sue tastiere riempiono gli spazi senza mai soffocare gli altri strumenti, creando ambienti sonori raffinati e moderni.

Ma la vera forza del concerto è la qualità umana e musicale del gruppo. Si sente chiaramente che i musicisti viaggiano sulla stessa frequenza. Non c’è competizione, non c’è egoismo musicale. Ognuno sostiene gli altri per raggiungere un risultato comune. È questa sintonia a rendere il live così coinvolgente e autentico.

Altro aspetto che colpisce profondamente è la personalità di Billy Cobham fuori dal palco musicale. Durante il concerto conversa amabilmente con il pubblico, presenta più volte i musicisti con estrema generosità e anticipa con entusiasmo la sua disponibilità a firmare i dischi dopo il live. Alla fine della serata si dimostra infatti umile, sorridente e gentilissimo con chiunque gli chieda una foto o un autografo. Nessun atteggiamento da leggenda intoccabile: soltanto la semplicità di un uomo che continua ad amare profondamente la musica e le persone che la condividono con lui.

Uscendo dal Teatro Comunale, la sensazione dominante era quella di essere stati trascinati dentro un vortice emotivo e sonoro capace di innalzare e avvolgere completamente il pubblico. Non semplicemente un concerto, ma una vera immersione nell’universo musicale di un artista che, anche oltre gli ottant’anni, continua a suonare con la curiosità, la passione e la forza di un ragazzo.

SETLIST:

 

Set 1

Times of My Life
A Little Travelin’ Music
Bombay Chill
Red Moon 

Set 2

Stratus (Drum Solo Intro)
Stratus
Fragolino
Spectral Wheel
Spectrum
Total Eclipse
Tinseltown
Red Baron

 

LINEUP:

Billy Cobham – drums
Gary Husband – keyboards
Bjorn Arko – saxophones
Rocco Ziffarelli – guitar
Victor Cisternas Soto – bass