Archive

Glass Minds

Ci sono album che ti colpiscono come un pugno allo stomaco. E poi ci sono album che ti avvolgono lentamente, entrandoti sottopelle nota dopo nota. Glass Minds, la tredicesima fatica degli Archive, appartiene di diritto a questa seconda, preziosissima categoria.

A quasi trent’anni di carriera, Darius Keeler e Danny Griffiths dimostrano che la vera evoluzione non sta nel fare più rumore, ma nell’imparare a controllare la potenza, dosandola con il silenzio.Dopo l’intensità claustrofobica di Call To Arms & Angels (2022), prodotto inevitabilmente segnato dall’era della pandemia, Glass Minds arriva come una liberazione, una boccata d’aria fresca in una stanza rimasta troppo a lungo chiusa. Minimalista, arioso, ma tutt’altro che leggero: qui la tensione è sotterranea, ipnotica, cinematografica. Il titolo è già un programma — “menti di vetro” — e l’album costruisce attorno a questa immagine un intero universo distopico, urbano e notturno, dove la psiche umana si spezza sullo schermo iperconnesso del presente.

Abbandonate le esplosioni rock più aggressive, gli Archive abbracciano un progressive elettronico intimo e raffinato, che guarda al calore analogico dei loro esordi anni ’90 senza mai cadere nella nostalgia. I brani non seguono la formula strofa-ritornello: sono lunghe suite a combustione lenta, dove il senso si costruisce per accumulo di strati. Si parte da un beat minimale, un pianoforte sospeso, un frammento vocale distorto, e si viene gradualmente sommersi da muri di suono orchestrali e sintetici.L’apertura di Broken Bits è una dichiarazione d’intenti: sintetizzatori pulsanti, voci frammentate, un’atmosfera ambient-elettronica che introduce subito il tema della frammentazione mentale; poi la title track Glass Minds è il gioiello del disco: pianoforte minimale che si trasforma in una sinfonia maestosa, progressive rock puro in forma di suite orchestrale.

Patterns è un tuffo nostalgico nel trip-hop delle origini (ritmo lento, bassi profondi, eleganza malinconica), mentre Look At Us sorprende con la melodia vocale bellissima di Pollard Berrier su una base quasi industriale e poi c’è When You’re This Down: una ballata di straordinaria intensità, con Maria Q. al pianoforte e voce in primo piano, capace di fermare il tempo. La prima parte del cd si conclude con la meravigliosa So Far From Losing You, una traccia synth-pop oscura che successivamente diviene sempre più ritmata e malinconica a metà tra Depeche Mode e Anathema.

Con Wake Up Strange sembra di tornare indietro alla fine degli anni ottanta, pura sperimentazione con batteria e suoni elettronici molto pop in Yazoo-mood, con City Walls si cambia completamente registro, è una canzone molto intima dalle sonorità Industrial-Trip-Hop e dall’atmosfera alquanto cupa….e adesso spazio ad un altro gioiello di questo lavoro, l’ipnotica The Love The Light parte su un meraviglioso tappeto elettronico ed è chiaramente un pezzo di elettronica progressiva, una suite strumentale lunga e avvincente che si sviluppa gradualmente nell’arco dei suoi sei minuti di delirio e godimento…la successiva Shine Out Power è palesemente la composizione più energica, chitarra elettrica e voce graffiante di Dave Pen a spezzare l’incanto ipnotico della traccia precedente. La meraviglia continua con Heads Are going to Roll, un brano trip-hop in Massive Attack-style che culmina in un crescendo mozzafiato fino alla chiusura affidata a Where I Am, circa otto minuti di ambient puro che trasforma tutta la tensione accumulata in una rara e preziosa serenità.

Glass Minds dura 75 minuti ed è un’opera coesa, quasi sinfonica, che esplora il grande tema della fragilità mentale con una coerenza drammatica rarissima.

È progressive nel senso più alto del termine: musica che evolve, sperimenta, non ha fretta di arrivare e ti porta dove non pensavi di andare, un album che ti emoziona, lo ascolti e lo riascolti subito e lo consigli agli amici… uno di quei dischi che non vuoi finiscano mai.

Massimo Cassibba

TRACKLIST:

Broken Bits
Glass Minds
Patterns
Look At Us
When You’re This Down
So Far From Losing You
Wake Up Strange
City Walls
The Love The Light
Shine Out Power
Heads Are Gonna Roll
Where I Am

LINE-UP:

Darius Keeler – synthesizers / piano / keyboards
Danny Griffiths – synthesizers / keyboards / Fx
Dave Pen – vocals / electric guitars
Pollard Berrier – vocals / electric guitars
Lisa Mottram – vocals / electric guitar
Jimmy Collins – vocals
Steve “Smiley” Barnard – drums / percussion
Jonathan Noyce – bass / Moog synthesizer
Mickey Hurcombe – electric guitars
Steve Harris – electric guitars
Stevie Watts – Hammond organ
Lee Pomeroy – Mellotron
Karen Gledbill – accordion
English Session Orchestra – brass section