Il Segreto Di Penelope Del Collettivo

S.B.A.M.

IL SEGRETO DI PENELOPE”  è un disco che non prova a rassicurare, non costruisce scorciatoie emotive e soprattutto non si rifugia nella retorica della solidarietà facile. Il primo lavoro de IL COLLETTIVO S.B.A.M., in uscita il 16 aprile 2026 per [S.B.A.M. Dischi] è un’opera aspra, politica, profondamente umana, che utilizza la musica non come spazio di evasione ma come strumento di attrito.

Un disco che graffia invece di accarezzare, che espone ferite senza trasformarle in spettacolo, che sceglie la complessità invece della semplificazione morale.Fin dal titolo, “IL SEGRETO DI PENELOPE” suggerisce un doppio movimento: da una parte il riferimento mitologico alla figura che tesse la tela nell’attesa di Ulisse, dall’altra la concretezza dell’esperienza contemporanea incarnata dall’associazione Il Segreto di Penelope, realtà che sostiene donne migranti attraverso pratiche di ascolto, condivisione e creazione artigianale.

In questo incontro tra arte e testimonianza prende forma un disco che non pretende di parlare “al posto di”, ma prova piuttosto a mettersi in ascolto. Ed è proprio questa tensione a renderlo così potente.L’album si apre con ECCO LUOMO”, firmata da Nicola Lotto, e l’impatto è immediato. Non c’è introduzione morbida, non esiste gradualità: la sensazione è quella di essere trascinati dentro una realtà che spesso scegliamo di ignorare. Le sonorità costruiscono uno spazio in cui la voce sembra più interrogare che raccontare. È una dichiarazione d’intenti: qui non si cercano eroi, né vittime da santificare. Si cerca di osservare l’essere umano quando viene messo davanti alle proprie responsabilità.

QUELLO CHE SI CREDEVA” e UN PICCOLO INTERVALLO”, entrambe di Michele Battaggia, approfondiscono ulteriormente questa frattura tra percezione e realtà. I brani si muovono lungo una linea sottile tra canzone d’autore, mantenendo sempre una forte centralità del testo.Le parole sembrano scritte per incrinare narrazioni consolidate: ciò che “si credeva” diventa improvvisamente insufficiente, fragile, incapace di spiegare il presente.Uno dei momenti più intensi dell’album arriva con “TRAMONTI STRAORDINARI”, dove Lorenzo Dalfi Tanzi e Alessandro Zerbini costruiscono un paesaggio sonoro sospeso, malinconico, quasi cinematografico. È un brano che parla di bellezza e nel contrasto tra immagini poetiche e tensione emotiva produce un effetto particolare : i tramonti non sono più simbolo romantico, ma diventano sfondi silenziosi davanti a vite spezzate, partenze forzate, attese interminabili.

Con “NELLOMBRA” e CORPI SOMMERSI”, Davide Tosello firma due episodi centrali dell’opera. Il primo lavora sulla sottrazione, sul non detto, sulla presenza invisibile di chi vive ai margini dello sguardo occidentale. Il secondo, già dal titolo, richiama inevitabilmente il Mediterraneo, le traversate, le morti trasformate in statistica. Ma il brano evita il rischio della cronaca emotiva: invece di descrivere l’orrore, ne mostra il vuoto. E quel vuoto pesa moltissimo.APPUNTI PER LA STORIA” di Gaetano Nicosia e Stefano Scioni è probabilmente uno dei pezzi più esplicitamente politici del disco. Qui emerge con chiarezza la volontà del collettivo di non fermarsi alla compassione individuale, ma di interrogare le strutture che producono violenza, esclusione e migrazione forzata. Il brano smonta l’idea di un Occidente innocente, mostrando come guerre, sfruttamento economico e confini selettivi siano elementi sistemici e non deviazioni occasionali. È una canzone che costringe l’ascoltatore a una posizione scomoda: non quella di spettatore, ma di parte coinvolta.

In “PASSO”, scritto da Nicola Lotto su musica di Stefano Scioni, emerge invece il tema del movimento come necessità esistenziale. Camminare non come scelta poetica, ma come obbligo imposto dalla sopravvivenza. La ritmica insistente accompagna questa idea di avanzamento continuo, quasi senza respiro, mentre il testo restituisce la fatica fisica e mentale di chi è costretto a lasciare tutto senza sapere cosa troverà.“DOVERI” introduce una domanda devastante nella sua semplicità. Non è solo un interrogativo rivolto a qualcuno, ma una domanda collettiva, quasi storica. Dov’eravamo mentre accadeva tutto questo? Dov’erano le istituzioni, la politica, l’Europa, ma anche le nostre coscienze individuali? Musicalmente il brano cresce lentamente fino a diventare una tensione continua, senza mai concedere una vera esplosione liberatoria.

L’inserimento di INFILTRAZIONE OMOGENEA” del Complesso del Brodo rompe momentaneamente gli equilibri dell’album, introducendo un episodio più sperimentale. È una traccia che sembra rappresentare la contaminazione inevitabile tra realtà individuale e sistema sociale: nulla resta puro, nulla resta separato.La parte finale del disco è quella che lascia i segni più profondi. “PENELOPE”, scritta da Paolo Passera e Flavio Ferri, restituisce finalmente una figura centrale che non è simbolo passivo di attesa, ma presenza resistente, concreta, quotidiana. Penelope qui non aspetta un ritorno salvifico: tesse per restare viva, disfa per non arrendersi, continua a costruire identità dentro un mondo che tenta continuamente di cancellarla. Subito dopo arriva E ULISSE?”, uno dei titoli più particolari dell’intera tracklist. Perché se Penelope diventa metafora della resistenza contemporanea, allora Ulisse smette di essere l’eroe romantico del ritorno. La domanda implicita è : chi ha il privilegio di partire e tornare? Chi invece resta intrappolato nel viaggio?

ATINI (JUDGMENT DAY)” amplifica ulteriormente il tono apocalittico del disco. Il giudizio evocato nel titolo non sembra però appartenere a una dimensione religiosa, ma storica e morale. È il presente stesso a giudicarci, attraverso le sue contraddizioni irrisolte.Con DALLA FINESTRA”, Gaetano Nicosia introduce un momento di apparente quiete che in realtà aumenta il senso di inquietudine. Guardare dalla finestra significa osservare il mondo mantenendo una distanza, ed è proprio questa distanza che il disco cerca continuamente di distruggere.

L’ASSOLUZIONE” eLA BENEVOLENZA” chiudono il percorso. Non c’è assoluzione, non basta riconoscere il problema per esserne liberi. E la benevolenza evocata dal titolo dell’ultimo brano dei Pop for zombie appare quasi ironica, insufficiente davanti alla brutalità delle dinamiche raccontate.Infine LA REALTAOCCIDENTALE” conclude il disco come una sorta di manifesto sonoro. Più che una canzone, sembra un atto finale di denuncia. Il collettivo S.B.A.M. mette in discussione l’intero immaginario occidentale fondato sull’idea di superiorità morale, mostrando invece il legame diretto tra privilegio e sfruttamento.La forza di “IL SEGRETO DI PENELOPE” sta proprio nella sua capacità di rifiutare ogni forma di pacificazione. Non è un disco “sulle migrazioni” nel senso tradizionale del termine. È un disco sulle responsabilità, sui rapporti di potere, sull’incapacità contemporanea di guardare davvero chi viene escluso. Musicalmente il collettivo riesce a fondere canzone d’autore, sperimentazione, tensione elettronica e senza mai perdere coerenza. Ma è soprattutto l’urgenza emotiva e politica dell’opera a renderla necessaria.

In un panorama musicale spesso schiacciato tra intrattenimento e superficialità, “IL SEGRETO DI PENELOPE” sceglie di essere scomodo. E proprio per questo riesce a colpire nel punto più difficile: quello in cui l’ascolto smette di essere consumo e diventa presa di coscienza.

Anna Cimenti

Tracklist :

 Ecco l’uomo
Quello che si credeva
Tramonti straordinari
Un piccolo intervallo
Nell’ombra
Appunti per la storia
Corpi sommersi
Passo
Dov’eri
Infiltrazione omogenea
Penelope
E Ulisse?
A’tini (Judgment Day)
Dalla finestra
L’assoluzione
La benevolenza
La realtà occidentale

LINEUP:

Gift Aigbe S., Funimilayo O., Marian I., Junet U.: coro del Segreto di Penelope (1,17)
Flavio Ferri: voce (6) chitarre (14,17) basso (2,4,5,7,11,14,17) tastiere (1,5,7,11,14,15,16,17) chamberlin (17) programmazioni (1,6,9,11,14)
Nicola Lotto: voce (1,8,12,17), chitarre (1,12)
Stefano Scioni: basso (1,6,7,8,12,13,17)
Roberto Zaffaroni: batteria (1,2,4,5,7,11,12,14,17) percussioni (8,11)
Gaetano Nicosia: voce (6,14,17) chitarre (1,14,17) tastiere (14,17)
Michele Battaggia: voce (16) chitarre (2,4,16) tastiere e programmazioni (2,4,16)
Paolo Passera: voce (2,4,11,13,17)
Lorenzo Dalfi Tanzi: voce (3,17)
Roberto Ballotta: chitarre (3)
Alessandro Zerbini: chitarre (3)
Giovanni Zerbini: batteria (3)
Antonio Ruotolo: basso (3)
Michela Ollari: cori (3)
Davide Tosello: voce (5,7,15,17) chitarre (5,7,14) piano (15)
Ghalib Benchrifa: quanun (8,11,13)
Federico Bratovich: voce (9,17) basso (9) chitarre (9)
| ● |: voce (10) kazoo (17) armonica (17)
Pietro Pastori: chitarre (10)
Giosuè Zanocco: basso (10)
Stefano Costa: batteria (10)
Abdellah Mesbahi: laud (17)