Il nostro Drakull218 intervista i Frustration per l’uscita del nuovo album Vision Of Infinite Tortures

Con Vision Of Infinite Tortures, i Frustration proseguono il loro percorso artistico addentrandosi ancora una volta nelle zone più oscure e contraddittorie della mente umana. La band costruisce un racconto in continua evoluzione, concepito come un lungo concept suddiviso in capitoli, dove ogni album si collega al precedente e al successivo, mantenendo una coerenza di fondo pur attraverso cambiamenti sonori significativi. Tra introspezione, conflitto interiore e osservazione del mondo contemporaneo, musica e testi si intrecciano per dare forma a un’espressione diretta, cruda e autentica, capace di muoversi tra dimensione personale e visione universale della sofferenza.

  1. I vostri testi continuano a esplorare il lato oscuro della mente umana: cosa vi ispira oggi rispetto agli album precedenti?

La complessità della mente umana nei suoi lati più oscuri rimane sempre una vasta fonte di ispirazione, dove poter attingere ancora per molto. Narrare delle sue varie personalità, delle sensazioni altalenanti e contraddittorie e dei suoi mille pensieri contorti e intrecciati è sempre il nostro terreno fertile, su cui poter evolvere e aggiornare la nostra base musicale. La differenza con i precedenti e i futuri album sarà sempre sottile: per noi è un lungo concept diviso in capitoli, dove ogni album ha la sua parte e si collega al successivo, con le sue differenze sonore e le chiavi che lo distinguono.

  1. Vision Of Infinite Tortures sembra quasi un titolo manifesto: rappresenta una visione personale o universale della sofferenza?

Cerchiamo di avere sia un’ottica oggettiva che soggettiva, ma sicuramente predomina la nostra visione sul mondo e sui cambiamenti che lo interessano, paragonandolo di volta in volta sia nel tempo che nelle varie tipologie di personalità che lo abitano.

  1. Nei vostri lavori c’è spesso un’idea di conflitto interiore: è qualcosa di autobiografico?

In ogni cosa che facciamo c’è una parte di noi, sarebbe inevitabile. Cerchiamo di osservare con grande attenzione e curiosità quello che descriviamo, e non possiamo essere esenti da tale scansione. Cercare di comprendere noi stessi è un buon allenamento per avvicinarci a poter capire gli altri.

  1. Rispetto a The Dead City, dove c’erano anche influenze più “rock/storer”, questo disco sembra più nichilista: è corretto?

Sì, la differenza è notevole rispetto a Dead City. “Vision Of Infinite Tortures” è un ritorno alle origini che marca anche la nostra continua sfida nell’esplorare, di volta in volta, qualcosa di nuovo nel nostro sound e che sicuramente continueremo a proporre in ogni lavoro. Il cambiamento è una bella sfida che ci diverte affrontare e ci tiene sempre attivi: non abbiamo vincoli, vedremo cosa avverrà nel prossimo album… se siete curiosi, rimanete sintonizzati sui nostri social.

  1. Quanto conta per voi il concept rispetto alla musica?

Sicuramente è molto importante, ma la musica rimane sempre al primo posto, essendo la prima cosa a esprimerci qualcosa e a indirizzare la prima impressione. Tutto il resto può essere anche immaginato, frainteso, compreso o ignorato, ma la musica da sola può descrivere già tutto, e spesso anche di più.

  1. Scrivete prima i testi o la musica? (in passato avete parlato di un processo molto naturale)

I testi vengono scritti sempre dopo, tranne casi eccezionali e qualche pensiero che viene appuntato per poi essere elaborato. Di norma, una volta creato il pezzo, lo ascoltiamo attentamente e, in base a cosa ci trasmette, cerchiamo di tradurre le emozioni generate e metterle su carta.

  1. Pensate che il death metal sia ancora un buon mezzo per raccontare il disagio contemporaneo?

Sicuramente, ma alla fine ogni persona usa il mezzo che trova più opportuno e che sente migliore. Crediamo che l’importante sia raccontare, con la propria chiave, quello che si sente: a meno che il fine non sia farne un’attività commerciale, deve venire da sé, anche a costo di risultare una scelta meno vincente e meno allineata col periodo.

 I vostri testi vogliono provocare, raccontare o semplicemente esprimere?

Tutte le opzioni indicate insieme. Noi cerchiamo di raccontare quello che vediamo e sentiamo nel modo più crudo e diretto, come espressione di verità provocatoria e anche c

TRACKLIST:

Intro
Spiral of Ashes
Creeping Shadows
Inner Abyss
Chains of The Soul
The Dance of Desires
My Prison
Vision of Infinite Tortures
The Game of Power
Broken Soul
Big Eyes (Bonus track)
My Demons (Bonus track)

LINE-UP:

Hirpus –  guitar & vocals
Milkman – bass
Chris Anthem – drums