Bara
Mary Cry
Pubblicato simbolicamente in un venerdì 13, “Mary Cry” segna una nuova fase per i BARA, nati dalle ceneri dei BARAFOETIDA. Più che una semplice evoluzione, il disco rappresenta una trasformazione coerente: stessa identità, ma con un linguaggio più definito e consapevole.
Il lavoro si muove tra darkwave, post-punk ed electro dark, costruendo un’atmosfera costante fatta di malinconia, tensione e richiami a un’estetica profondamente anni ’80 e ’90. Una sorta di nostalgia consapevole, che attraversa tutto l’album senza risultare mai forzata.
Fin dall’inizio, con la title track, l’ascoltatore viene catapultato in un immaginario notturno che richiama il Batcave londinese, tra suoni ipnotici e ritmiche essenziali. Brani come “Raven’s Day” mostrano chiaramente le influenze di The Sisters of Mercy e Bauhaus, senza però scadere in una semplice imitazione.
La forza del disco sta nella sua coerenza: tutto è compatto, ben costruito, senza elementi fuori posto. La voce di Luke Warner guida i brani con un tono intenso e controllato, mentre synth, chitarre e ritmica lavorano insieme per creare un suono pieno e avvolgente.
Tra i momenti più riusciti spiccano “In The Flames”, più centrata sulle linee di basso, e le più introspettive “Obscura Somnia” e “Voices From The Dark”. Interessante anche la cover di “Die, Die My Darling” dei Misfits, riletta in chiave più oscura e controllata.
L’unico vero limite è la poca variazione dinamica: l’album mantiene sempre lo stesso livello di intensità, risultando a tratti un po’ uniforme. Qualche cambio di ritmo in più avrebbe reso l’ascolto ancora più coinvolgente.
Nonostante questo, “Mary Cry” è un disco solido, coerente e ben riuscito, capace di parlare agli amanti del genere senza perdere identità. I BARA confermano così il loro posto nella scena dark italiana con un lavoro compatto, ipnotico e sinceramente nostalgico.
Drakul218





