Nightshade
Essence Divided
Con In Essence Divided, i Nightshade pubblicano un disco molto ambizioso e pieno di idee, che conferma ancora una volta la loro difficoltà a essere incasellati in un solo genere. Il loro suono resta un mix tra progressive, avantgarde, metal pesante e momenti più atmosferici o elettronici, ma qui tutto è portato a un livello ancora più estremo e stratificato. Il disco è pensato come un viaggio lungo dieci tracce, ognuna con una sua identità, ma dentro un filo narrativo che parla di miti della creazione e visioni cosmiche. L’impatto generale è quello di un lavoro complesso, ricco, ma anche molto denso da seguire.L’inizio è forte: brani come “Stateless Journey”, “Origins of Light” e “The Crucible” puntano su strutture progressive, cambi continui e un uso importante di cori e orchestrazioni. Il risultato è potente, ma anche abbastanza impegnativo da assorbire, perché succede sempre molto.
La parte centrale è quella più interessante. Con “Night Torn” e soprattutto “Dissonant Void” il suono diventa più oscuro e dissonante, con una componente elettronica e sperimentale più evidente. Qui il disco trova un po’ più di respiro e anche una direzione più chiara. Da metà in poi entrano anche momenti più atmosferici e psichedelici, come “Baiterek” e “Ov Seas & Seeds”, che rallentano il ritmo e aprono il suono. “In a Dream” è più sospesa e leggera, mentre “Come Undone” torna su qualcosa di più diretto e quasi moderno, spezzando di nuovo il flusso.
La chiusura con “Brother of Sleep” è il momento più emotivo del disco, più semplice e umano rispetto al resto, e funziona bene come finale dopo tanta complessità. Il problema principale dell’album è proprio questo: ci sono tante idee, forse anche troppe. Non tutto resta impresso allo stesso modo e a tratti il disco sembra più concentrato a costruire un mondo sonoro enorme che a dare forza ai singoli brani. Alcuni pezzi funzionano subito, altri invece si perdono un po’ nella quantità di elementi.
In generale, In Essence Divided è un lavoro affascinante e molto ricco, pensato per chi ama il progressive e la sperimentazione senza limiti. Non è un ascolto facile né immediato, ma offre un mondo sonoro ampio e spesso interessante, anche se non sempre perfettamente equilibrato.
Drakul 218




