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Destructor

In apertura, Destructor porta con sé una dedica significativa: si tratta dell’ultimo album prodotto dal compianto Chris Tsangarides, amico, collaboratore e figura storica dell’heavy metal, pubblicato in suo onore e come tributo alla sua eredità nel genere. Questa dimensione emotiva aggiunge uno strato di profondità alla già potente esperienza d’ascolto, trasformando il disco in un omaggio carico di rispetto per chi ha contribuito a plasmare il suono della band e dell’heavy metal stesso.Chi ha detto che il metal vecchia scuola è tramontato? Destructor dei More è la risposta più semplice e diretta a questa domanda: no, non è affatto finito. Anzi, quando viene suonato con questa convinzione e con questo senso della misura, dimostra di essere ancora incredibilmente vivo, pulsante, necessario.

L’album scorre con una naturalezza quasi disarmante. Non c’è un momento in cui l’ascolto si appesantisce o perde mordente: ogni traccia entra, colpisce e lascia spazio alla successiva con una fluidità che oggi si sente raramente. È uno di quei dischi che partono e, senza che te ne accorga, sei già arrivato alla fine con la voglia immediata di premere di nuovo play. Questo è il segno più evidente di un lavoro riuscito: la capacità di farsi ascoltare senza sforzo, ma senza mai risultare superficiale.

Il cuore di Destructor è nelle chitarre, e qui si gioca gran parte della partita. I riff sono avvolgenti, pieni, costruiti con quell’istinto tipico dell’heavy metal anni ’80 che punta dritto all’essenza del genere. Non c’è bisogno di complicare: bastano poche note giuste, il giusto groove e una struttura solida per creare qualcosa che rimane in testa. E qui succede esattamente questo. Ogni riff ha peso, ha carattere, ha quella qualità quasi fisica che ti fa muovere la testa senza pensarci.

A sostenere tutto c’è una sezione ritmica che lavora con precisione e concretezza, senza mai rubare la scena ma contribuendo in modo decisivo alla compattezza del suono. È il classico motore affidabile: non cerca protagonismo, ma senza di lui nulla funzionerebbe allo stesso modo. Il risultato è un impatto sonoro pieno, rotondo, che restituisce tutta l’energia della band senza dispersioni.

E poi c’è la voce. Mike Freeland ha un timbro che non passa inosservato: peculiare, ruvido al punto giusto, perfettamente calato in questo contesto. Non è una voce costruita per stupire con acrobazie tecniche, ma per raccontare, per dare identità ai brani. Ed è proprio questa la sua forza. Quando entra, lo fa con personalità, rendendo ogni pezzo immediatamente riconoscibile. Funziona nei ritornelli, funziona nelle strofe, funziona soprattutto nell’insieme, dove diventa un elemento distintivo e imprescindibile.

Un altro aspetto fondamentale è la produzione, che riesce a trovare un equilibrio ideale tra passato e presente. Il suono è pieno, definito, potente, ma non perde mai quel sapore autentico che è essenziale per un disco di questo tipo. Non c’è quella patina artificiale che spesso appiattisce le produzioni moderne: qui tutto respira, tutto suona reale. È come trovarsi davanti a una band che suona davvero, non a un prodotto costruito in studio.

Entrando più nel dettaglio, Destructor rivela momenti in cui la band esprime al massimo la propria identità nel contesto della New Wave Of British Heavy Metal.“Hearts on Fire” apre l’album con un’esplosione di energia: il brano ha un avvio deciso e coinvolgente, costruito su un riff che cattura immediatamente l’attenzione e imposta il tono per il resto del lavoro. La combinazione tra chitarre incisive e una linea vocale grintosa rende questa traccia perfetta come primo impatto, stabilendo fin da subito il carattere deciso dell’album.

“Rocquiem” mantiene alta la tensione con un ritmo più serrato e un senso di movimento continuo. La struttura è compatta e lineare, ma efficace: ogni elemento sembra calibrato per sostenere l’energia del pezzo, con un interplay tra chitarre e batteria che sottolinea la precisione esecutiva della band.Con “Scream” la band mostra il lato più diretto e aggressivo del disco. Il brano punta su un attacco sonoro deciso, dove la voce si fa sentire con forza e i riff accompagnano un senso di spinta in avanti costante. Questa traccia è un esempio chiaro di come Destructor sappia bilanciare potenza e melodia senza perdere impatto.

La title track “Destructor” è un momento centrale dell’album. Qui il sound raggiunge una compattezza particolare: riff marcati, ritmo deciso e una costruzione che non lascia spazi vuoti. Il pezzo racchiude l’essenza del disco, con un senso di immediatezza che fa di questa traccia una delle più rappresentative.“Spirits of War” porta una dimensione quasi antemica. Il brano ha un andamento che punta a creare un coro forte e memorabile, con una tensione melodica che si sviluppa in modo naturale e coinvolgente. È facile immaginare questa traccia risuonare con forza in un contesto live, proprio per la sua costruzione dinamica.

Infine, “Wolf Behind Your Eyes” aggiunge una sfumatura leggermente più riflessiva alla parte finale dell’album. Pur restando saldamente ancorata al linguaggio heavy metal, questa traccia mette in evidenza una cura particolare per la costruzione melodica e per l’equilibrio tra tensione e rilascio, arricchendo la varietà complessiva dell’ascolto.Destructor non ha bisogno di reinventare nulla, perché sa esattamente cosa vuole essere. È heavy metal puro, diretto, senza compromessi. E proprio in questa consapevolezza trova la sua forza. In un’epoca in cui spesso si cerca di mescolare, contaminare, innovare a tutti i costi, un disco così rappresenta quasi un atto di resistenza. Un promemoria: il metal, quello vero, funziona ancora benissimo anche così.

E funziona perché c’è passione. Si sente in ogni riff, in ogni linea vocale, in ogni scelta. Non è un esercizio di stile nostalgico, ma qualcosa di vivo, suonato con convinzione. È il tipo di album che non cerca di impressionare con effetti speciali, ma conquista con la sostanza.Alla fine, ciò che resta è un ascolto estremamente piacevole, coinvolgente, sincero. Destructor è un disco che non ti mette alla prova, non ti chiede sforzi particolari: ti prende e ti porta dentro il suo mondo fatto di energia, melodia e attitudine. Ed è proprio questo il punto. A volte non serve altro.

Alesecco

TRACKLIST:

Heart on Fire
Rocquiem
Scream
New World
Destructor
Spirits of War
Immortal
My Obsession
Wolf Behind Your Eyes
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LINEUP:

Baz “Nicholls” – bass
Peter Welsh – guitar
Steve Rix – drums
Mike Freeland – vocals