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Sweatmaster

La Scandinavia macina rock senza sosta e sono tornati i finlandesi del punk con un quinto disco, ma il primo è del 2010, sedici anni sono tanti ma rimane una attitudine caratterialmente determinata. Non si può criticare la semplicità delle canzoni la cui più lunga è di 3’ e 41”, dato che per questo genere di sound è la “metratura” giusta. Lo spirito “garage” è ben contestualizzato appunto quando i pezzi sono brevi. Solo sei tracce su quattordici raggiungono i tre minuti, e due addirittura non raggiungono i due. Una criticità c’è invece sull’efficacia delle linee cantate che appaiono un po’ lamentose, non sempre interpretate da una grinta sufficiente.L’ottimale arrangiamento di ‘DIRTY WATER’  sferraglia il suo chitarrismo denso sopra un drumming pesante che segna l’andamento in modo ossessivo; la voce è una corda tesa che mantiene il tono alto e rigurgita la propria insofferenza ben sostenuta dagli strumenti.

Una certa velocità è invece quella che arriva con ‘DESTROYER’, parzialmente vicina a certa New Wave anni ottanta, con una sei-corde robusta e un fragore generale di stampo arrembante, non scatenatissima, ma comunque dal forte spirito rock. Con lo stesso ritmo regolare ma incalzante funziona ‘WE TAKE ALL’, leggermente più melodica, ma sempre accentata di calda rockitudine. E ancora la medesima ritmica d’attacco in ‘ALLRIGHT ALL NIGHT’ che impersonifica la tradizione punk-rock in modo evidente per una ineccepibile performance semplice e dritta al punto.

Con ‘SAD SONG MAN’ cambia il mood entrando dentro una situazione ritmicamente cadenzata e un cantato più introspettivo; lo spettro sonoro è strumentalmente alla Clash, ma la linea vocale non è grezza bensì orecchiabile. La solida ‘LEATHER’ mostra il lato Garage degli anni settanta con qualche afflato rockeggiante simile a quello che aveva Bowie tra il 1972 e il ’73, e ciò anche nel gestire il cantato. La title-track ‘More’ si pone forse tra le meno significative del lotto ma è divertente poiché ricorda la verve del canadese Danko Jones.

Voce ruspante che diventa un po’ fastidiosamente querula in certi episodi. Il guitaring appare meglio gestito rispetto a determinate parti cantate, quest’ultime talvolta troppo schematiche così da indebolire la tonicità della sei-corde. L’aggressività è netta, ma non così furibonda o scatenata come ci si aspetterebbe. Il drumming è ciò che mantiene compatta la narrazione musicale, permettendo anche ai pezzi minori di incidere in qualche modo sull’ascoltatore. Non è sempre il puro punk di una volta, ma altre volte la cifra stilistica sta proprio lì. La sporcizia è solo simulata, perché invece la produzione è tecnicamente curata ed il carattere non è quello dei “brutti e cattivi”.

Purtroppo il songwriting, mentre è molto incisivo e soddisfacente in alcune tracce, non è invece esaustivo in altre. Certamente la band ha personalità, in effetti però alcune song si fanno troppo piatte, per esempio non basta a ‘Police Bastard’ essere tra le più accelerate per farsi valida. Nell’insieme un disco di medio interesse con alcuni pezzi però assolutamente di spessore in grado di salvare il disco, quindi non musica semplicemente sufficiente perché emerge una qualità che costruisce anche brani ispirati che salgono valoriali.

Roberto sky Latini

 

TRACKLIST:
Dirty Water
Destroyer
Scream Out Loud for Love
Police Bastard
More!
Hole In the Ground
We Take All
Eazy
Spring That Never Ends
Sad Song Man
Chevy Van
Tail Down
Leather
All Right, All Night

LINEUP:

Mikko Luukko – guitar
Sasu Mykkanen – bass
Matti Kallio – drums