pubblica il primo singolo dal titolo “Manimàn”
Andrea Rana
I ricordi di un tempo passato ma ancora molto sentito si affollano in “Manimàn”, il nuovo singolo e video di Andrea Rana. “Questa canzone non è nata con l’idea di essere scritta in dialetto lodigiano – spiega Andrea Rana –. È venuta così, in modo spontaneo, quasi inevitabile, nonostante io non abbia mai cantato in dialetto prima.
L’ispirazione risale a una sera di circa due anni fa, durante una festa musicale in un piccolo borgo dove ero stato invitato come ospite. Un momento semplice, ma carico di atmosfera, che mi ha lasciato addosso sensazioni positive e una riflessione profonda sul tempo che passa e non ritorna, su quei luoghi che sembrano resistere al presente, rimanendo sospesi”.
L’atmosfera lascia il segno in un piccolo mondo antico fatto di memorie, a volte anche spinose, che però in qualche modo riescono a dare conforto. A livello concettuale, a fare da sfondo è stata l’idea delle città com’erano una volta: la Milano del passato, per esempio, fatta di scorci, cortili, strade e dettagli che oggi appaiono scomparsi o profondamente trasformati. Immagini che sopravvivono soprattutto nella memoria.
“Mi sono però accorto che quel mondo non era fino in fondo il mio. Per questo ho sentito il bisogno di riportare tutto nel mio contesto, nel territorio che mi appartiene davvero: il Lodigiano. È lì che ho collocato il racconto, trasformando quelle suggestioni in piccole scene di vita quotidiana vissuta, nel mio modo di essere e di ricordare. Il brano ha un tono inevitabilmente nostalgico. Al centro c’è una domanda semplice e universale: che fine fanno i ricordi? La sensazione che restino da qualche parte, anche quando tutto cambia, e il desiderio umano di poterli trattenere con sé, oltre il tempo e oltre la vita”.
Il brano non è arrivato in fretta, anzi è frutto di una lunga sedimentazione e lavorazione.
“La registrazione è arrivata dopo una lunga pausa forzata, dovuta a un problema alla voce che si è protratto per mesi. Quando ho potuto riprendere, ho sentito l’urgenza di fissare il brano, quasi come se potesse sfuggirmi di nuovo. È una canzone “fuori dal tempo”, forse persino “vecchia”, e ne sono consapevole. Non pretende di rincorrere il presente, di adattarsi a ciò che funziona o di piacere a tutti. Non è un brano radiofonico, non è pensato per essere mainstream. Segue soltanto il suo percorso, con naturalezza. Ed è proprio per questo che esiste”.





