Veronica Marchi

Bianca

A sette anni di distanza dal precedente lavoro “Non sono l’unica”, Veronica Marchi torna con “Bianca”, un album che rappresenta allo stesso tempo una ripartenza e una sintesi artistica. Pubblicato il 24 ottobre 2025 per l’etichetta Doc Music e distribuito da Artist First, il disco arriva in un momento simbolico della carriera della cantautrice veronese, che proprio nello stesso periodo festeggia vent’anni di attività musicale. Non è quindi soltanto un nuovo capitolo discografico, ma un lavoro che raccoglie esperienze, fragilità e riflessioni maturate nel tempo.

Il titolo, “Bianca”, è già una dichiarazione d’intenti. Bianca è la pagina ancora da scrivere, la luce che contiene tutti i colori, la possibilità di ricominciare. Ma è anche un omaggio implicito alla tradizione della canzone d’autore femminile italiana, evocata simbolicamente attraverso il riferimento a Bianca dAponte. L’immagine del bianco diventa così il filo conduttore di un album che racconta la vulnerabilità umana e la capacità di trasformare il fallimento in consapevolezza.

Dal punto di vista sonoro, Marchi sceglie di tornare a una dimensione più essenziale rispetto ad alcune esperienze precedenti. L’ossatura del disco è acustica: chitarra, pianoforte e arrangiamenti sobri sostengono una scrittura che privilegia la parola e la narrazione. Non mancano tuttavia momenti più energici, dove emergono influenze rock e alternative che ricordano alcuni dei riferimenti dichiarati dell’artista, da certo rock d’autore italiano degli anni Novanta fino a sonorità indie contemporanee.

Il disco si apre con “E tutto il resto sarà vita”, una sorta di manifesto emotivo. Il brano nasce davanti al mare di Trapani e questa immagine si riflette chiaramente nell’atmosfera sonora: le chitarre di Nicola Cipriani, costruite su un loop che richiama il ritmo delle onde, creano un paesaggio musicale sospeso e contemplativo. Il testo parla di senso di colpa e accettazione di sé, temi universali che Marchi affronta con grande delicatezza. È una canzone che invita a concedersi il diritto di esistere senza dover continuamente giustificare la propria presenza nel mondo.

Con Lea” il disco entra in una dimensione più narrativa e sociale. Il brano racconta la storia di una donna che aspetta notizie del compagno vittima di un incidente sul lavoro. L’arrangiamento, costruito quasi esclusivamente su un quartetto d’archi curato da Giada Ferrarin (in arte Amaranto), crea un’atmosfera intensa e cinematografica. La canzone non indulge nel melodramma: al contrario, mantiene uno sguardo dignitoso e umano sul dolore, mostrando la forza silenziosa di chi continua a vivere anche dopo una tragedia.

Il terzo brano, “Anni ’90”, introduce una dimensione nostalgica. Qui Marchi riflette su un passato recente che appare improvvisamente lontanissimo. Gli anni Novanta diventano simbolo di un tempo percepito come più semplice e autentico, lontano dalle narrazioni artificiali dei social e dalla frenesia della vita contemporanea. Il brano possiede una malinconia sottile, ma anche una certa ironia autocritica: la nostalgia non è idealizzazione totale, ma piuttosto il tentativo di capire dove si è perso il senso delle cose.

Uno dei momenti più significativi dell’album è “Ogni piccola parte di me”, cantata insieme ad Andrea Mirò. Il brano affronta il tema dell’autoanalisi e della ricerca interiore, evocando figure simboliche come Freud o Jung ma senza trasformare il discorso in qualcosa di accademico. La frase chiave, “voglio desiderare e non rimpiangere”, sintetizza perfettamente lo spirito della canzone. La presenza della voce di Mirò aggiunge profondità emotiva e crea un dialogo musicale che rafforza il senso di introspezione.

Come eravamo” è invece uno dei momenti più intimi del disco. Qui Marchi sceglie una formula minimale: voce e chitarra. Il brano utilizza la metafora della navigazione per parlare del rapporto con il passato e con le proprie scelte. Guardarsi indietro non significa restare fermi nella nostalgia, ma comprendere meglio il percorso che ci ha portati fino al presente. È una canzone delicata, quasi sussurrata, che dimostra quanto la semplicità possa essere efficace quando la scrittura è solida.

Con “Giù” il disco affronta uno degli eventi più drammatici della recente storia italiana: il crollo del Ponte Morandi di Genova. Marchi racconta il senso di incredulità e impotenza provato di fronte alle immagini della tragedia. La canzone diventa così una riflessione sulla responsabilità collettiva e sull’incuria del nostro tempo. La voce di Eva Pevarello contribuisce a rendere il brano ancora più intenso, trasformandolo in una sorta di dialogo emotivo sul dolore e sulla memoria.

Il tema delle relazioni ritorna con “Le tue bugie più belle”, che affronta un fenomeno tipico delle dinamiche affettive contemporanee: la scomparsa improvvisa di qualcuno dalla nostra vita, ciò che oggi viene definito ghosting. Marchi racconta con lucidità il vuoto e la rabbia che possono nascere da questa esperienza, senza però rinunciare a una certa ironia amara. Il brano riesce a trasformare un’esperienza molto attuale in una riflessione più ampia sulla fragilità dei legami.

Uno dei momenti più sperimentali del disco è “E ritrovarti sempre”. Qui Marchi mescola parlato e cantato, inserendo elementi rock che richiamano chiaramente alcune delle sue influenze dichiarate, come il rock alternativo italiano degli anni Novanta. Il brano nasce da un viaggio in aereo verso l’isola greca di Karpathos e riflette sul tema dello smarrimento e del ritorno a se stessi. È una canzone inquieta ma allo stesso tempo vitale, che mostra un lato più irrequieto della cantautrice.

Con “13 ottobre” il disco entra in un territorio particolarmente delicato: il desiderio di maternità e le paure che lo accompagnano. Cantata insieme a Cristiana Verardo, la canzone assume la forma di una lettera intima. Il brano parla della possibilità di diventare madre ma anche del timore di non essere all’altezza di quel ruolo. L’arrangiamento sobrio lascia spazio alle voci, creando un’atmosfera di grande intimità emotiva.

Piove molto” utilizza invece la metafora della pioggia per riflettere sull’accettazione degli eventi della vita. Non tutto può essere controllato: alcune cose semplicemente accadono. L’immagine della quercia che resiste alla tempesta diventa simbolo della resilienza umana. È un brano che invita alla calma e alla fiducia, suggerendo che anche le difficoltà fanno parte del processo di crescita.

Il disco si chiude con “Io ti ho amata”, una delle canzoni più intense dell’intero lavoro. Qui Marchi affronta il tema della fine di un amore con grande maturità. Il fallimento sentimentale non viene descritto come una sconfitta definitiva, ma come un passaggio necessario per comprendere meglio la natura dell’amore stesso. La canzone si conclude con un senso di gratitudine verso la vita, lasciando l’ascoltatore con una sensazione di pacificazione.

Nel complesso “Bianca” è un album profondamente coerente. Veronica Marchi dimostra una maturità artistica che le permette di affrontare temi complessi senza perdere la leggerezza della narrazione. Il disco parla di fragilità, perdita, memoria e trasformazione, ma lo fa con una sensibilità che evita qualsiasi forma di retorica.

Uno degli aspetti più riusciti del lavoro è proprio l’equilibrio tra dimensione personale e dimensione collettiva. Le storie raccontate nelle canzoni partono spesso da esperienze intime, ma riescono a diventare universali. È questa capacità di trasformare il privato in racconto condiviso che colloca Marchi in quella zona di confine tra canzone d’autore e indie italiano.

“Bianca” è quindi un album che richiede ascolto e attenzione, ma che ripaga ampiamente chi decide di entrarci dentro. Non cerca effetti spettacolari né soluzioni facili: preferisce invece costruire lentamente un mondo emotivo fatto di parole precise e suoni essenziali.

In un panorama musicale spesso dominato dalla velocità e dalla superficialità, il ritorno di Veronica Marchi rappresenta una preziosa eccezione. “Bianca” è un disco che celebra la vulnerabilità come forza creativa e ricorda che, anche nei momenti di fallimento, può nascere qualcosa di autentico e luminoso.

Anna Cimenti

TRACKLIST FEATURING

E tutto il resto sarà vita (Marchi-Giungato)
Lea (Marchi-Ferrarin-Giungato)
Anni 90 (Marchi-Giungato)
Ogni piccola parte di me (Marchi-Giungato) con Andrea Mirò
Come eravamo (Marchi-Giungato)
Giù (Marchi-Giungato) con Eva
Le tue bugie più belle (Marchi-Giungato)
E ritrovarti sempre (Marchi-Giungato)
13 ottobre (Marchi-Cordio-Giungato) con Cristiana Verardo
Piove molto (Marchi-Giungato)
Io ti ho amata (Marchi-Giungato)

TRACKLIST:

E tutto il resto sarà vita
Lea
Anni 90
Ogni piccola parte di me
Come eravamo
Giù
Le tue bugie più belle
E ritrovarti sempre
13 ottobre
Piove molto
Io ti ho amata