Mausoleum

Sky Valley Mistress Luna

Al secondo full-lenght, esce un singulto che mischia mente e cuore con intelligenza. La realtà britannica è un duo che parlando di fantascienza suona molto terrena per riff-rama e ritmica ma che utilizza melodie molto aeree e voluttuose anche quando si fanno più tese. Il groove è figlio della tradizione e legge con classe lo spirito rockettaro dell’hard-rock proveniente dal blues e dalla psichedelia andando verso lo stoner; è un colore sanguigno di uno spirito indomito ma raffinato. Una tradizione mescolata a visioni mai del tutto vintage.

‘THE EXIT LIST’ è un bel pezzo dal riff solido e con un’aurea di rarefattezza soft che le tastiere e cantato fanno galleggiare vibrando tra un’impennata e l’altra, e la magia è una immersione negli aliti antichi dell’hard sinuoso tra riverberi e compattezze; grande pezzo. Il brano ‘NO SLEEP’ è ipnotico nelle parti morbide, e questa calma apparente aumenta l’effetto impattante quando viene sferrato un attacco corposo di stampo garage-stoner dal filo rovente che si dipana corrosivo. ‘LIVE PAST LIFE’ è invece un arrembaggio di stampo punk più vicino agli anni ottanta che ai settanta, e la grinta è netta nonostante la femminea voce pulita chiarendo che la band può essere rock in maniere diver; la verve solista della chitarra finale è tagliente quanto efficace.

Il dark sound di ‘THUNDERTAKER’ è polveroso nei riff, ma la voce che sta sopra si fa sacerdotale, non in senso magmatica visto che mantiene un appeal tonico, e all’aumentare della velocità anche il cantato si adegua mescolando accentazioni a falsetti  avvolgenti; un’ottima canzone in grado di ghermire  con forza l’ascoltatore. Il disco è bello nella sua interezza, a parte il breve intro iniziale nessuna traccia è inutile. Decidere quali siano gli episodi migliori è solo questione di gusti. Otto pezzi senza pecche. Non si tratta di un lavoro unidirezionale, anche se la voce femminile unisce concettualmente bene tutto il disco, i caratteri espressi volano dal passato remoto anni sessanta alla modernità post-rock, ma il tutto apparendo come se si vivesse ancora negli anni settanta. E’ una prestidigitazione che crea l’illusione del passato ma che invece ha tante connotazioni sonore che sono possibili solo se si pensa con la mente compositiva dei giorni nostri. E’ la bravura di chi ha assimilato profondamente lo spirito di una volta ma elaborando bene tutta la storia del rock fino ad oggi.

Se connotazioni Black Sabbath e Stoner  sono ben interpretate, va detto che non riempiono interamente lo spazio della loro scrittura. Si percepisce anche la leggerezza degli anni sessanta ma la sostanza generale è dura; l’ugola è positivamente funzionale, se essa modula molto le sensazioni, la chitarra e il drumming non flettono mai, mantenendo una ruvidezza di fondo ben resistente. Infatti i due musicisti non vogliono mai realizzare un brano tutto soffice, quando usano la morbidezza ci mettono sempre un contraltare coriaceo. Strumentalmente qualche assolo c’è, ma generalmente non si insiste molto su di essi eccetto che nell’ultima traccia ‘Blue Desert II’ tipicamente pensata come una session stile anni settanta, per contro vi sono però diversi inserti che ne addensano il mood. Sono canzoni che non necessitano di aggiunte o di essere ripulite, è un insieme che non ha bisogno di alcuna modifica.

Roberto Sky Latini

TRACKLIST:

An Eagle’s Epitaph
The Exit List
Too Many Ghosts
No Sleep
House of the Moon
Live Past Life
White Night
Thundertaker
Blue Desert II

LINEUP: 

Kayley ‘Hell Kitten’ Davies – vocals / drums
Max “Leather Messiah” Newsome – guitar / bass / drums