Hyperion

Cybergenesis

Di realtà metallare con questo moniker ce ne sono tante, sembrerebbe almeno tredici, di cui due italiane, e suonano generi diversi; il gruppo italico di Bologna fa Heavy Metal e non strettamente Power come faceva quello di Bergamo.
Esso è al terzo full-lenght dal 2017 e presenta quest’anno il nuovo cantante che possiede forte personalità sostituendo Michelangelo Carano, come pure possiede personalità la musica di questo combo. Il genere appunto è puro heavy utilizzando sia la stilistica classica, sia la moderna. Troviamo qui molto dinamismo e tante variazioni e inserti arricchenti, questi musicisti non sembrano vogliano mai accontentarsi dell’estetica di base e intarsiano con gusto e valore ogni traccia mettendo idee che sono sostanziale valore aggiunto. Il concept ha contenuto sci-fi e in diversi momenti anche i suoni lo sottolineano adeguatamente.

C’è generalmente una netta dose di intensità che viene conservata pure quando i brani sono più diretti e lineari come ‘REWIND, REBUILD’, le parti sonore trovano una rappresentazione atmosferica enfatica, un ritmo cadenzato sostiene una lirica vocale teatralmente impostata e l’impatto risulta energico. Con ‘YET WE STILL FIGHT’ si utilizza un andamento strettamente Power e sul ritornello si va verso un carattere Manowariano corale ed epico, inoltre si immette uno dei momenti solisti più efficaci e fluidi. Una leggera verve dark è dentro ‘BLOOD OVER CHROME’ che però sa alzarsi ariosa nel ritornello; l’incedere è tonicamente arrembante ma preferendo la raffinatezza all’impatto violento.
Tutto l’album ha punti in contatto coi Judas Priest, ma la compatta ‘RHIZOME RIDER’ ne ha di più anche e soprattutto è l’interpretazione vocale a ricordare nettamente gli inglesi con Rob del periodo tra il 2005 e il 2014; un ottimo brano che raggiunge il risultato tramite tensione ed emotività.

La finale mini-suite ‘THE WHOLE OF TIME’ saluta con una bella rotondità compositiva senza farsi troppo pesante; usa il middle-time ma è la parte cantata a donare una suggestione epicamente intrigante senza chiudersi nella durezza donando invece note luminose; non un episodio di maestosa grandeur, ma lascia un buon sapore acustico. Non male gli altri brani, nessuno filler,  anche se la linea vocale di ‘Shackles of Chronitus’ cede indebolendo il tiro del pezzo cantato, mentre ‘Grain of Sand’ è tra le tracce meno originali pur con spunti interessanti; solo piccoli difetti che non inficiano la riuscita delle song.

Non trattandosi di un heavy quadrato teutonicamente alla Accept, si vive di tante particolarità che ampliano il mood, infatti questo disco contiene ispirazioni che vanno verso i Judas ma poi andando oltre, sfiorando per esempio anche i Vicious Rumors e a sprazzi gli Iron Maiden, e si percepisce una punta di N.W.O.B.H.M. che rende il tutto iconico. Complici di alcuni parallelismi sono certamente le due chitarre soliste che vengono gestite rifacendosi ai miti Maiden e Judas. Tali asce insieme sanno bene il da farsi, con staffilate melodiche o taglienti sempre funzionali, abili nel saziare l’ascoltatore; ma anche la loro parte riffica è altamente coinvolgente.

L’ugola è una rappresentazione salutare del metal meno canonico sebbene non sia una voce virtuosa, in effetti il singer deve perfezionare la tecnica ma comunque è ben centrato e sa come muoversi nella struttura. Un lavoro che va considerato pregnante, non la solita riproposizione plagiante della musica che amiamo. C’è una decisa volontà ad essere un metal impegnato, associato ad una capacità per riuscirci, ed infatti il risultato è artistico ponendo insieme carica rockeggiante e ricercatezza delle soluzioni.

Roberto Sky Latini

TRACKLIST:

Deafening
Rewire, rebuild
Yet We still fight
The Shackles of Chronitus
Blood over Chrome
Grain of Sand
Rhizome Rider
The Whole of Time

LINEUP:

Max Morelli – vocals
Davide Cotti – guitar
Francis Di Pasquale – guitar
Simone Cauli – bass
Francesco Madonna – drums