Blazoner
Sonic Chambers
Con questo “Sonic Chambers”, i Blazoner dimostrano che un EP di cover può essere molto più di un semplice esercizio di stile. Nato quasi per caso,con due brani registrati “solo per divertimento” ,il progetto si è trasformato in una dichiarazione d’amore verso la musica che li ha formati,ma soprattutto è diventato una prova di maturità.
Cinque tracce che attraversano classic rock, prog, heavy e alternative, filtrate attraverso l’identità sonora compatta e massiccia del trio.Il risultato non è un omaggio reverenziale ma una riappropriazione.Per chi ancora non li conoscesse, i Blazoner sono un power trio, ma con un elemento distintivo raro nella heavy music…tutti e tre cantano.Andy Murray (batteria), Brian Carnes (basso) e Stephen Sullivan (chitarra) costruiscono armonie dense che aggiungono profondità a riff saturi e ritmi granitici.
La produzione è affidata a Jeff Covert ,amico di lunga data della band e elemento centrale nel definire il carattere dell’EP.Un lavoro potente ma arioso, con spazio per far respirare le voci e lasciare che le chitarre saturate si muovano senza impastarsi.Il disco si apre con “Jamping Jack Flash” dei Rolling Stones,rispetto alla versione originale, i Blazoner la trasformano in qualcosa di più denso e aggressivo,il groove resta fedele allo spirito Stones, ma la chitarra è più pesante, la sezione ritmica più compatta.
Uno dei momenti più ambiziosi dell’EP è sicuramente la reinterpretazione di “ I’m in love with my car” dei Queen, dove i cori esplodono in stratificazioni vocali quasi barocche. La quantità di armonie registrate è tale che nemmeno loro ricordano il numero esatto.È il brano dove si sente di più l’anima corale del trio.Ascoltato in sequenza, “Sonic Chambers” funziona come una mappa genetica del trio.Dai Rolling Stones ai Melvins, passando per Queen e Genesis, ogni scelta racconta un tassello delle loro influenze,ma ciò che colpisce è l’unità sonora.
Non sembra una compilation casuale ma un disco Blazoner a tutti gli effetti.In un panorama dove le cover spesso suonano come riempitivi, i Blazoner dimostrano che possono diventare dichiarazioni artistiche molto interessanti e quando tre musicisti suonano con questa coesione, il risultato non è solo volume: è identità.
lubranomic





