Vandor

The ember Eye Part II: the Portal of Truth

Con questo album si incontra una band decisa e focalizzata; la scelta è quella di giocare soprattutto con la velocità e l’immediatezza. Eliminando il superfluo invece di perderci in intensità l’intensità viene incrementata migliorando rispetto ai dischi passati. Questi svedesi sono al terzo full-lenght dal 2019 e in progressione sono saliti di gradino. Non c’è innovazione ma freschezza compositiva che rende l’opera assolutamente fruibile e rappresentativa del genere Power Metal in senso positivo.‘TURN THE LIGHT’ e ‘WHY I DO REMEMBER ME’ posseggono due dei ritornelli più dinamici e peculiari del lotto e alla fine i due pezzi appaiono superiori al resto. Il primo arriva diretto all’ascoltatore con il 4/4 arrembante anche se l’assolo centrale è banalino, mentre il secondo è più introspettivo col suo ritmo a cavalcata meno irruento, regalando una pregnanza emotiva maggiore. L’impatto forte di ‘ANOTHER LIFE’ è dato dalla sezione ritmica rutilante ma anche da uno dei migliori assoli chitarra/tastiere di questo lavoro, su cui si staglia una melodia meno focosa in quanto elaborata.

E anche la super-accelerazione di ‘DISEASE si srotola potente a colpire con stavolta però una linea cantata più tonica e metal, e peccato per l’assolo solo accennato. La stilistica diventa diversa con ‘LAST ONE OF MY KIND’ che cerca visibilità concentrandosi nel costruire una linea melodica molto ricercata, di stampo italico, e per quanto sia curato l’arrangiamento, qui è proprio la voce a volere stare al centro dell’attenzione, con una enfasi estrema e anche un pizzico di epicità umorale, il tutto per evidenziare il proprio senso di bellezza avvenente. Si evitano ballate vere e proprie sebbene la song finale ‘Storm in my Heart’ lo sia a metà, e l’unica parte davvero soft è ‘Further from the Light’ che però è soltanto un breve intro per ‘One with the Night’ alla Rhapsody Of Fire.

In qualche modo la band ricorda le cose più accese degli Stratovarius col suo Power pulito e pieno di luminosità. In realtà si sentono anche diverse sfumature che sono state mutuate dalla via italiana al Power-metal, con linee melodiche molto ricche di  orecchiabilità evoluta, con ampie zone di modulazione. L’ugola è certamente virtuosa e tende a dare molto, tanto da mettersi a rischio di esagerare come nella già citata ‘Last One of my Kind’, ma invece alla fine essa riesce a fare solo qualità. Si evitano sofisticherie strutturali, ma la centratura dell’album è chiaramente vocale, ciò non evita al combo di scrivere anche una song solo strumentale davvero azzeccata (‘The Unhinged Shadow’) che sfiora persino il progressive.  Quindi il canto risulta la caratteristica elaborata del disco ma mai stucchevole, riuscendo a far permanere una percezione incisiva dell’ascolto.

Nonostante la cifra stilistica del songwriting sia abbastanza compatta rendendo la varie canzoni similari concettualmente, eccetto in alcuni momenti, ognuna delle tracce è valoriale di per sé, dando una riconoscibilità, e quindi il risultato è semplicemente funzionale e di sostanza. Fino ad ora la band è stato un gruppo qualitativamente minore nel panorama metal, ma da questo disco si può pensare ad una band ormai matura la cui ultima tale opera possieda uno spessore artistico non anonimo, già di per sé espressione di un gruppo passato a livello dei medio-maggiori.

Roberto Sky Latini

TRACKLIST:

Turn To The Light
Another Life’the
Why Do I Remember Me?
Portal Of Truth
Disease
The Unhinged Shadow
Last One Of My Kind
Further From The Light
One With The Night
Storm In My Heart

LINEUP:

Vide Bjerde – vocals, guitar
Jack L. Stroem – guitar / lead vocals in Disease & Last One of My Kind
Johannes Skyblazer – Keyboards
Alve Bjerde – bass
Viktor Hakan – drums