Lost Society
Hell Is a State of Mind
I Lost Society firmano il disco della maturità definitiva con “Hell Is a State of Mind”, non perché addomesticato o conciliatorio, ma perché finalmente consapevole.A quattro anni dal celebrato If the Sky Came Down, la band finlandese smette di cercare e inizia a dichiarare, questo è ciò che siamo, senza scuse, senza paragoni, senza compromessi.Il quartetto guidato da Samy Elbanna si colloca con naturalezza nel solco tracciato dai grandi innovatori del metal finlandese (HIM, Nightwish, Children of Bodom) condividendone l’etica più che il suono,osare dove altri non possono o non vogliono.Prodotto ancora una volta con Joonas Parkkonen, l’album nasce da un momento chiave: Blood Diamond. Da un’idea quasi casuale , una melodia su una base hip-hop , esplode una nuova grammatica sonora fatta di orchestrazioni drammatiche, archi cinematografici e metal muscolare. Da lì in avanti, tutto prende forma,l’uso dell’orchestra non è decorativo ma strutturale,la presenza della Babelsberg Film Orchestra (40 elementi) eleva il disco a una dimensione quasi da colonna sonora, senza mai snaturarne la ferocia.
È un metal che guarda ad Alice Cooper, W.A.S.P., Judas Priest e Iron Maiden, ma filtrato da una sensibilità contemporanea e profondamente personale.Il disco è formato da pezzi interessanti come “This What You Wanted”che mostra il lato più fragile e atmosferico della band, probabilmente uno dei momenti più intensi mai scritti dai Lost Society,mentre“Kill the Light” è l’estremo opposto,rabbia pura, ma con un ritornello sorprendentemente luminoso che ne ribalta l’impatto classico.“Hell Is a State of Mind” è un viaggio concettuale che riparte dalla fine del disco precedente: la morte.L’album si apre nell’“Afterlife” e attraversa rovine emotive fatte di amore distruttivo, dipendenza, auto-sabotaggio, per poi risalire verso una rivelazione finale: l’inferno non è un luogo, ma una condizione mentale.
Registrato in larga parte al leggendario Finnvox Studios, il disco rinuncia a ogni facilitazione moderna,niente amp modeling, niente editing chirurgico, batteria quasi totalmente naturale. Venticinque testate, dieci cabinet, strumentazione storica (anche legata al Black Album dei Metallica). Una scelta costosa e complessa, ma necessaria per ottenere un suono senza tempo.Con “Hell Is a State of Mind”, i Lost Society non si limitano a brillare nel panorama del metal moderno ma ne spingono i confini.
È un album imponente, emotivo, visionario, che distilla l’essenza della band in una dichiarazione unica e definitiva.
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