DAWN OF A DARK AGE

Intervista a cura di Drakul 218

  1. Ciao Vittorio, parlaci del nuovo album dei Dawn Of A Dark Age, “Ver Sacrum”. In cosa si differenzia rispetto ai precedenti lavori secondo te?

    Ciao a tutti i lettori di Tempiduri. Partirei col dire che “Ver Sacrum” non è un album che avevo previsto nell’iniziale “Trilogia della Memoria”, ma una volta finito “Transumanza” ho avuto come la sensazione che mancasse qualcosa, e quel qualcosa era il prologo della saga sul Sannio e i Sanniti. Rispetto ai tre dischi precedenti è sicuramente più marcata la componente epic/folk ma soprattutto quella ritualistica/tribale, anello di congiunzione tra l’antico popolo dei Sabini e il Dio Mamerte.

    02. Cosa significa il monicker Dawn Of A Dark Age?

Quando ho iniziato a scrivere ‘qualcosa’ che avesse a che fare con il Black Metal ero in periodo non particolarmente felice e avevo la necessità di cambiare rotta dal punto di vista musicale (e non solo). Dawn of a Dark Age nasce dalla ricerca di una via d’uscita, ma senza l’illusione che l’oscurità potesse scomparire del tutto.

03. C’è stato qualche cambiamento di line-up, vogliamo parlarne?

Dopo che Emanuele Prandoni, voce nei primi tre album de “La Tetralogia della Memoria”, mi ha detto che non era disponibile per il nuovo album, mi sono messo alla ricerca del suo sostituto e avendo avuto a che fare con la Sardegna in passato ho cercato di mantenere vivo questo legame. E devo ammettere che anche questa volta la Terra Sarda non mi ha tradito, poiché cercavo un cantante che proseguisse il lavoro fatto da Emanuele ma che allo stesso tempo avesse una propria identità e personalità. Ignazio Cuga (dei Kre’u) è riuscito a dare ulteriore profondità e varietà al discorso vocale, portando “Ver Sacrum” in una dimensione ritualistica e tribale molto forte, e questo ha caratterizzato l’album in maniera consistente.

  1. C’è qualcosa di davvero importante che bolle in pentola per i Dawn Of A Dark Age sotto il profilo live?

    Al momento la partecipazione alla prossima edizione del Frantic Fest di agosto è la news più importante che ci carica ulteriormente. Dopo i primi tre concerti lo scorso dicembre ci stiamo muovendo per un’altra serie di concerti che potrete trovare tra qualche settimana sulle pagine FB e Instagram (oltre che su quella Bandcamp) della band.
  1. 05. Di cosa parlano i testi di quest’ultimo “Ver Sacrum”?

    Il Ver Sacrum è un antico rito nato in momenti di grave crisi come carestie e epidemie. La comunità prometteva agli dei di consacrare tutti i primogeniti nati la primavera successiva affinché concedessero salvezza e prosperità nei raccolti. Ma a un certo punto le madri si ribellarono a questa barbarie, fuggendo con i loro neonati sulle montagne e rompendo il patto fatto con Mamerte. Fu solo grazie al Consiglio degli Anziani che, dopo aver consultato l’Oracolo dell’isola galleggiante sul Lago di Cotilia, trovarono un ‘compromesso’ con il potente dio della guerra. Questo nuovo patto prevedeva che al posto dei neonati sarebbero stati sacrificati due tori, ma a patto che al compimento del ventesimo anno di età, avrebbero lasciato la loro terra natia per conquistare nuovi territori e portare a nuove genti la devozione alla sua figura. E proprio durante una di queste migrazioni, i Sabini, guidati da un toro e dal guerriero Comio Castorio, arrivarono nei pressi di un luogo con tre grandi pietre, l’attuale Pietrabbondante, dove nacque la grande Nazione Sannita.
  1. Hai pubblicato molti album con questa band. Come valuti l’evoluzione dal primo all’ultimo disco? E quanto hanno contribuito a questa evoluzione gli altri musicisti?

    In poco più di dieci anni di vita sicuramente il sound di Dawn of a Dark Age è cambiato a dismisura sotto molti punti di vita. Se il periodo degli ‘Elementi’ è stato una sorta di ‘palestra’ per entrare a tutto tondo dentro gli stilemi del Black Metal e cercare di carpirne le varie sfaccettature, a partire da “Spirit/Mystèrès” ho iniziato a lavorare con quella che definisco ‘visione aerea’, una sorta di copione cinematografico dentro il quale c’è una storia da narrare che nasce da un concept ben preciso. Questo ha cambiato il mio modo di pensare un album, concentrandomi di fatto sulla lunga distanza e solo marginalmente sui singoli brani. I musicisti di cui mi circondo nei vari progetti sono scelti accuratamente in base a delle particolari caratteristiche di cui ho bisogno, album dopo album. Sicuramente la loro personalità ha giocato e continua a giocare un ruolo importante per l’evoluzione del sound della band. Nella “Tetralogia della Memoria” questo si nota in maniera molto più marcata, a partire dalla batteria di Diego Aeternus Tasciotti fino ad arrivare alle voci di Ignazio e agli strumenti che di volta in volta colorano gli album.
  2. Quali sono le band o gli artisti che più ti hanno influenzato? E quali ancora ti influenzano?
    Se devo indicare un musicista che mi ha ispirato per fare tutto ciò fatto finora in ambito estremo, il suo nome è John Zorn. I suoi lavori in cui fonde free jazz con grindcore/hardcore sono stati fondamentali per farmi prendere coscienza che anche col clarinetto potevo sperimentare strade ancora inesplorate.

Da quando ho scoperto band come Satyricon, Rotting Christ e Ulver ho capito che quello poteva essere il terreno che poteva permettere al suono oscuro del mio clarinetto di esprimersi in ambito estremo. Da qualche anno creo musica cercandomi di sganciare completamente da tutto. Non posso dire senza alcuna influenza, ma semplicemente cercando la spontaneità solo nel mio inconscio a seconda di quello che voglio che venga fuori.

  1. Abbiamo finito, lascia un ultimo messaggio ai nostri lettori!

    Quello che posso dire è di supportare sempre la musica underground, che per fortuna ha ancora tante storie da raccontare e soprattutto svincolata dai soliti clichè.
    Potete ascoltare i vari progetti sulla pagina Bandcamp https://dawnofadarkage.bandcamp.com/ e sulla pagina della label My Kingdom Music: https://mykingdommusic.bigcartel.com/

Grazie ancora e alla prossima.Vittorio

Tracklist

01. Il Voto Infranto (L’Ira Di Mamerte)
02. Il Consiglio Degli Anziani (L’Oracolo)
03. Il Rito Della Consacrazione
04. Venti Anni Dopo: La Partenza (Nascita Della Nazione Sannita)

Lineup

Vittorio Sabelli: clarinets, bass clarinet, accordion, guitars, bass,organ, piano
Ignazio Cuga: vocals and choirs
Diego ‘Aeternus’ Tasciotti: drums