Kevin Steele
One Thing Left To Do
Quando un frontman come Kevin Steele ( voce storica dei Roxx Gang e anima ruvida dei Mojo Gurus) pubblica il suo primo vero album solista, la domanda non è se abbia ancora qualcosa da dire, ma come sceglierà di dirlo.
Questo nuovissimo “One Thing Left To Do” risponde con una mossa tanto semplice quanto rischiosa…spogliarsi del personaggio e mettere al centro l’uomo.Non è un disco nostalgico, né un’operazione “legacy act”, è piuttosto, un lavoro di resa dei conti, con il tempo, con il proprio mito, con una carriera passata a vivere sul palco e ai margini.“One Thing Left To Do” suona come un testamento, ma non lo è. Sembra essere più vicino a una presa di coscienza, dopo decenni di hard rock, sleaze, blues sudato e vita on the road, resta un’ultima cosa da fare…dire la verità senza filtri.Chi si aspetta un disco figlio diretto dell’estetica Roxx Gang-hair metal, eccessi, riff ipertrofici, resterà sorpreso.
Questo è un disco molto più vicino a una tradizione americana roots-rock / blues-rock, filtrata dall’esperienza di un songwriter che ha visto tutto e non ha più nulla da dimostrare.Kevin Steele non canta come trent’anni fa e sarebbe un problema se lo facesse.La sua voce oggi è più ruvida, segnata, profondamente espressiva,ogni imperfezione diventa un valore narrative, graffi, respiri, piccole fratture che raccontano più di qualsiasi acuto forzato.Da giornalista, è impossibile non notare come il canto sia usato in funzione del racconto, non della performance.Steele canta dentro i brani, non sopra di essi.È la voce di qualcuno che ha smesso di recitare il ruolo del frontman e ha deciso di essere semplicemente un narratore.
Chi cerca energia esplosiva, ritornelli da arena o nostalgia hard rock potrebbe trovare il disco troppo trattenuto. Alcuni brani condividono tempi e atmosfere simili, privilegiando la coerenza narrativa alla varietà,ne sono l’esempio tracce come “Snake Charmer”e “Sad sad song”.“One Thing Left To Do” è un debutto solista maturo e necessario, che mostra un Kevin Steele finalmente libero dalle aspettative del passato.
Non reinventa il rock, ma lo usa come strumento di verità personale.
È un album che parla soprattutto a chi ha percorso molta strada , nella musica come nella vita e sa che l’ultima cosa da fare, spesso, è dire ciò che conta davvero.
Lubranomic





