Roberto Formignani
202
Con il nuovo disco “202”Roberto Formignani non chiede permesso e non cerca scorciatoie emotive ma già dal titolo, numerico, spoglio, quasi anonimo,il nostro guitar-blues segnala una volontà precisa di sottrazione, essenzialità, distacco dal racconto autobiografico esplicito.
Onestamente da giornalista, è difficile non leggere il titolo come un rifiuto consapevole della spettacolarizzazione,niente slogan, niente dichiarazioni di intenti urlateQuesto Lavoro è una geografia emotiva, una stanza mentale in cui passato, storia collettiva e biografia artistica convivono senza confini netti. Il numero del titolo, può essere letto come una camera di passaggio, un luogo neutro in cui si entra per fare i conti con ciò che si è stati e ciò che si è diventati.Il disco si apre con “Early Fifties”, che compie un gesto cruciale,racconta un tempo non vissuto, ma profondamente interiorizzato.
Gli anni ’50 del rock’n’roll diventano qui mito fondativo, non nostalgia sterile.Formignani non guarda a quell’epoca come a un passato migliore, ma come a un’origine simbolica, il momento in cui la musica diventa libertà, rottura, possibilità.Con “Dirty Road” il sogno incontra la realtà, la “strada sporca” è tanto fisica quanto morale, è il percorso di chi sceglie la musica sapendo che dovrà misurarsi con regole esterne, compromessi, stagioni che cambiano.Qui la strada non è romantica, è necessaria. Non c’è eroismo, ma resistenza. È il primo vero passaggio dall’ideale alla disillusione controllata.La traccia “The Blues Door (Gorée)” è il cuore etico del disco. La Porta del non ritorno diventa simbolo assoluto del viaggio forzato, della perdita di identità, ma anche dell’origine profonda del blues come grido umano prima che stile musicale.
La canzone “Refugiados” chiude il cerchio in modo potente, il rifugiato non è solo chi fugge da una guerra, ma chiunque cerchi un luogo.Questo “202” è un album sul viaggio come condizione permanente, nel tempo, nella musica, nella coscienza.Roberto Formignani costruisce un’opera che tiene insieme mito, storia e biografia senza mai chiudersi nell’autocompiacimento.
Questo è un disco che non chiede applausi, ma ascolto e che lascia una sensazione rara… quella di aver attraversato qualcosa, non solo di averlo sentito.
Lubranomic





